Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol #7

Le giornate di Roger trascorrevano in maniera piuttosto lenta nella stagione invernale, mentre la neve candida,fiocco dopo fiocco si depositava al suolo,mutando l’aspetto degli alberi e delle case, case dai quali camini si vedeva una scia di fumo grigio uscire dei camini e dirigersi verso il cielo coperto di nuvole chiare e lievi.
Ogni giorno,finiva di lavorare spossato,stanco,con il freddo nelle ossa,lasciava l’auto all’inizio della strada e si dirigeva a piedi verso casa,incrociando bambini impegnati in gare di palle di neve o a sfrecciare a tutta velocità dai pendii a bordo dei loro fedelissimi slittini,costruiti dai padri in una Domenica tiepida di Settembre o in un Sabato piovoso di Ottobre,che tanto di prestano ai piccoli lavori manuali,privi dell’afa estiva.
Quelle scene,così pittoresche,gli mettevano una strana sensazione di malinconia,un peso nel petto che non era difficile da sopportare,sebbene fosse estraneo e scomodo,un qualcosa in più.
Si voltava a guardare la sua di casa,dalla quale non si alzava nessun fumo e dove,dietro la porta, non vi era nessun bambino sano o con un principio d’influenza a saltargli al collo, per stampargli un sonoro bacio, pieno di affetto e germi, sulla guancia e a mostrargli quante cose si era divertito a fare quel giorno con i suoi amici e a dirgli di com’era contento che la scuola fosse rimasta chiusa per la neve.
Si scrollò la neve dalle spalle e così anche quel pensiero. Non era colpa di nessuno,dopotutto.
Girò le chiavi nella toppa e Delia,con un balzo,gli fu subito addosso,la coda che andava all’impazzata a destra e a sinistra,per leccargli tutta la faccia. Ecco cos’aveva lui! Una magnifica cagnolina.. dopotutto,chi sapeva resistere all’amore incondizionato dei cani?
“Susan? Susan,tesoro,sono tornato!” disse forte,dalla tromba delle scale,perchè sua moglie,che di solito rimaneva al piano di sopra,potesse sentirlo. Non gli arrivò risposta.
“Starà dormendo”,pensò,”Sarà meglio accendere il fuoco”
Dopo che il ebbe riscaldato la casa,Roger salì le scale ed andò al piano superiore per svegliare Susan per la cena.
Giunto davanti alla porta della loro camera da letto,si arrestò bruscamente,la mano sollevata per bussare sospesa a mezz’aria.
Dalla stanza provenivano delle voci,come se qualcuno stesse litigando a bassa voce,sibilando.
Riconobbe subito quella della moglie,ma per l’altra gli ci vollero alcuni minuti. Possibile che fosse così impegnata in quella conversazione da non essersi accorta del suo rientro?
“Adesso basta” diceva Susan “conosci la mia opinione. Questa è casa mia,non ho alcuna intenzione di andarmene!”
“E rimanere con qualcuno che nemmeno sa come proteggerti? Guarda come ti sei ridotta!!”n rispose l’altro,furioso.
“Io lo amo,John e se non riesci a ficcartelo in quella tua testaccia dura non è affar mio,chiaro?” ribatté lei duramente.
Allora ecco chi era quello strano visitatore! Roger traboccava di rabbia: sin dal giorno dell’incidente che aveva reso cieca sua moglie, suo cognato si era eclissato,odiandolo dal profondo ed aveva cercato,invano,di persuadere sua sorella a piantarlo in asso.
Davanti a lui,lei aveva sempre risposto in maniera molto pacata finché Roger non ne aveva potuto più di vederla mentre cercava di contenersi ed aveva fatto notare a John quanto per lei la situazione fosse già abbastanza difficile e di quanto ella fosse messa a dura prova in quel periodo,senza dover anche accollarsi il dispiacere di litigare con lui. John era scoppiato come una bomba ad orologeria riversandogli addosso con parole acide la colpa di tutto quel disastro e dicendogli come avesse rovinato per sempre la vita di sua sorella,un tempo piena di belle speranze, ora smunta,pallida e distrutta dal dolore. Susan aveva cercato di calmarli come meglio poteva,mentre Delia abbaiava,quasi a volercisi mettere in mezzo anche lei.
Sue aveva le lacrime agli occhi e,tutto ad un tratto, si era alzata e se n’era andata al piano di sopra,senza dire una parola.
Roger si era affacciato piano dalla scale e,sia lui che John, le avevano chiesto se stesse bene,se non volesse qualcosa,ma lei,con un’insolito impeto di rabbia,gli aveva risposto di no,che continuassero pure ad azzuffarsi come cani bizzosi.
A quel punto entrambi erano rimasti in silenzio e,senza aggiungere altro tranne un’occhiata feroce,John se n’era andato per non tornare o,almeno, per non farsi più vedere da Roger.
Il ricordo dell’ultima lite,salì al cervello di Roger come una scheggia al sentire sua moglie così alterata e,senza più pensare,spalancò la porta,rivelando la sua presenza.
“Roger?” chiese Sue,sorpresa.
“Sì,cara. Non sapevo che tuo fratello fosse venuto a trovarci. Pensavo stessi dormendo.”
“è stata una visita inaspettata infatti.” disse lei,con voce un po’ più calma.
“Ma totalmente inutile,a quanto pare.” disse John,alzandosi dal letto “Stavo andando via,comunque. Pensaci bene,sorellina.”
“Sono adulta, John. So quel che faccio,grazie per l’interessamento. E se queste stupide ragioni sono tutto ciò che ti spinge a venire a trovarmi..beh,puoi anche non prenderti il disturbo di farti tanta strada.”
Una risposta così tagliente suonava strana detta dalle labbra di Sue,sempre così gentile e rilassata,in particolar modo con il fratello,e Roger la guardò con sospetto,tenendo la porta della camera aperta perchè John uscisse.
“Ti accompagno all’uscita.” si offrì
“Lascia,faccio da solo” rispose l’uomo,burbero,calcandosi il cappello in testa “Buona giornata.” e,con quelle ultime parole, uscì.
Seguirono alcuni istanti di silenzio e Roger si sedette sul letto accanto a Susan.
“Ehm.. c’è qualcosa di cui vuoi parlare?” le chiese,timidamente.
“No..mio fratello è uno stupido,Roger,non ci badare. Solo perchè lui non ha avuto fortuna e non ha incontrato la persona adatta lui,pensa che..Oh,ma lasciamolo perdere! Com’è andata al lavoro?”
“Il solito. Non male,comunque. Come si sono comportati i bambini della signora Dermont?”
“Benissimo. Sai,quel Riley, è davvero bravo al piano.”
“Vuoi dire che sei uscita? Con questo freddo?”
“Sono solo pochi metri,tesoro. Aveva smesso di nevicare ed il bambino voleva farmi sentire quant’era bravo al pianoforte..non ci ho visto nulla di male. In fin dei conti,non si ci può mica aspettare che stia ogni singolo giorno chiusa in casa,no?”
“Non sto dicendo questo..è..è solo che..ecco,insomma,io..”
“Cosa c’è?”
“Pensavo che,beh..pensavo che la prima volta che tu fossi uscita di casa dopo quel che è successo sarebbe stata con me. Pensavo di esserci.”
Susan guardò dritto nella sua direzione e,se non fosse per un leggero velo sulle pupille,in quel momento,nessuno avrebbe mai potuto dire che quella donna non potesse vedere, tanto intenso e carico di dolcezza era il suo sguardo.
“Oh,Rog..non pensavo fosse così importante per te. Io..se l’avessi saputo,ti avrei aspettato..”
Roger sorrise e le accarezzò delicatamente la guancia
“Lascia stare,cara. Sono felice che tu ti senta più sicura.”
“Senti,perché domani non andiamo a fare una passeggiata fino in paese? Solo io e te. Così potremo fare gli acquisti natalizi.”
“Non vedo perchè no..sicura che te la senti?”
“Sicurissima. Con te al mio fianco,non ho paura di niente,ormai.”
Roger la baciò e la strinse a sè.
“Nemmeno io. Mi fa piacere sapere che,comunque vada, tu ci sia sempre.”
“Sempre e sempre” disse lei,ricambiando il suo abbraccio.

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Sulla scia del Sol #6

Susan tornò a casa alcuni mesi dopo, verso la fine dell’estate.

Arrivarono a casa la sera e, non appena infilò la chiave nella toppa, giunse il dolce abbaiare di Delia dall’interno. Roger teneva la mano a sua moglie. Tremava. Non lei,lui.
Non appena aprì la porta Delia si avvicinò a Sue con circospezione. La donna le tese una mano e la cagnolina le diede la zampa come a voler dire ‘Sono contenta che tu sia tornata,ma c’è qualcosa di diverso ed io non voglio farti male perchè so di essere irruenta e sbadata a volte.’.
Sue fece alcuni passi in avanti e sfiorò il tessuto celeste della poltrona con le dita fino al bracciolo, poi si sedette e si mise la testa tra le mani.
“Va tutto bene,tesoro?” chiese Roger un po’ preoccupato.
Andava tutto bene? Certo che no. Andava tutto male. La casa che tanto aveva amato e ,alle volte, data per scontata, era diventata un tuffo nei ricordi. Nei colori,nelle forme. Pensò al romanzo che aveva sul comodino,non finito. Alla sua coperta a fiori bianci e rosa su sfondo celeste, al dolce muso di Delia, al volto di Roger.. non avrebbe mai potuto rivederli. I medici dicevano che ci si sarebbe abituata. No. Mai. Non ci si può abituare ad una cosa del genere..o sì? Avrebbe imparato a conviverci, come per il fatto di non poter formare una famiglia completa. Era una sua decisione,ma Roger non avrebbe dovuto soffreire per questo, era già abbastanza distrutto. Aspettò un paio di secondi prima di rispondere. Quando ritenne che la sua voce era un po’ più ferma, si decise a rispondere.
“Sto bene, Rog.”
“Sicura? Il dottore ha detto che potresti avere una sorta di shock, che è perfettamente normale.”
“è tutto a posto, caro, davvero. Non agitarti.”
“Vuoi un po’ di the?” Non appena ebbe pronunciato quelle cinque parole, si sentì un’idiota. The? D’estate?? Evidentemente si stava attenendo alla regola che sua madre gli aveva ficcato del cervello: quando una persona sta male e soffre (non importa il motivo) una bevanda calda non può che fare del bene. Però ad Agosto..
“Sì,grazie.” rispose lei,sorridendo.
Roger sorrise a sua volta ed andò in cucina. Non appena non poterono più essere visti, entrambi i loro sorrisi si spensero, come la flebile fimma di una candela che scompare con un colpo di vento.
Roger si appoggiò al bancone con i gomiti e sospirò. Lo sguardo gli si posò sul frigorifero,sulla foto di lui e Sue in spiaggia tre anni prima. Poi sul post-it posto sotto di essa, scritto quattro giorni prima dell’incidente “Sono a fare la spesa in paese con Lydia. Porto Delia con me. Fai il bravo 😉 Torno presto. Ti amo.” Poche frasi. Poche csemplici frasi che aveva dato per scontate lì per lì, quando la vita sembrava andare nella direzione giusta, quando credeva che tutto sarebbe andato così per sempre.
Delia arrivò scodinzolando.
“No,Delia. Non è per te. è the.” le disse,sollevando la tazza fumante. “Acqua con delle erbe. Non è roba per cani.”
Delia parve non capire e continuò a scodinzolare e a spingerlo delicatamente con il muso.
“Ok, hai vinto. Ti darò un po’ d’acqua fresca,così potrai bere anche tu.”
Prese la ciotola una vecchia scodella rosa con sopra scritto a caraterri cubitali “Delia beve qui”, con l’indelebile.) la riempì d’acqua del rubinetto e la riposò sul pavimento. Poi rientrò in sala.
Susan era sempre seduta sulla poltrona e reggeva qualcosa in mano. Non appena si fu avvicinato Roger vide che l’oggetto era la foto del loro matrimonio. Era tenuta in una cornice che suo padre aveva intagliato appositamente con dei simboli che, secondo lui, erano di buon auspicio. Ora sfiorava quello che poteva essere il dorso di un ippopotamo e ora il muso di un coccodrillo. Roger stette un po’ a fissarla con le tazze di the in mano,senza saper cosa dire.
“Te la ricordi?” chiese Sue, ad un tratto.
“Sì.” rispose lui, posando le tazze sul tavolino e sedendosi accanto a lei.
“Secondo tuo padre, questa cornice doveva portare la felicità e la fortuna sul nostro matrimonio.”
“Sì..almeno così diceva.”
“Io credo che avesse ragione. Non avrei potuto essre più fortunata. Non esiste uomo migliore.”
Il modo in cui lo disse lo fece quasi arrossire. Erano parole pronunciate con una sincerità totale. Non c’erano sbavature, pause, cambiamenti di tono. Era la tonalità con cui i bambini ti dicono che il sole brilla perchè un drago di fuoco lo sta plasmando. Perchè ci credono e basta.Non c’è il pasticcio dei sentimenti contrapposti degli adulti, delle false cortesie..e semplice verità.
“Sai, penso la stessa cosa di te,Susan.” disse lui,abbracciandola.
Delia abbaiò e poggiò le sue grosse zampe anteriori sul grembo di Susan.
“Vogliamo bene anche a te,Delia!” disse Susan, ridendo assieme a Roger, con la cagnolina che scodinzolava felice.
Alcune sere dopo,Susan volle provare a salire le scale da sola.
“Non mi fido. E se cadi? Se metti un piede nel modo sbagliato? Se Delia passa correndo e..?”
Susan gli posò delicatamente l’indice sulle labbra.
“E se piovessero mucche? Andiamo..posso farcela. Delia sta molto attenta a non scontrarmi..a proposito come sono andate le lezioni di cane guida?”
“Delia è ..una vera frana. Dovremmo andare tutti e due, sono sicuro che con te alla guida si comporterebbe diversamente.”
“Va bene,vorrà dire che Lunedì verrò con voi. Ora lasciami fare le scale,per favore.”
Voleva salire quelle scale. Voleva dimostrare a Roger e a se stessa che era in grado di cavarsela anche da sola  che Roger doveva essere meno preoccupato. Fece i gradini, contandoli mentalmente, reggendosi al corrimano. Quando arrivò in cima aveva un sorriso di trionfo stampato in faccia.
“Visto?” disse rivolta al marito,che si mise a ridere.
“Va bene, ok. Avevi ragione”
“Certo che avevo ragione. Non mi raggiungi di sopra?”
“Arrivo subito.” in meno di tre minuti era accanto a lei.
Si coricarono e Sue sfiorò il suo libro. Roger la guardò.
“A che punto eri arrivata?”
“Cosa?”
“A che punto della storia eri arrivata?”
“Uh..circa a metà,credo. Sarah e Leonard stavano passeggiando per il parco,ma il padre di lei li vede ed inizia ad inveire contro di lui..”
“Passami il libro,cara.”
Susan glielo passò,confusa.
“Allora..mettiti comoda.” Roger si scharì la voce. ” Era ancora lì, il padre, livido di rabbia. Lionel si sentiva piccolo piccolo. In compenso Sarah era furiosa..
Roger lesse fino a che Susan non si fu addormentata. Poi le diede un bacio sulla fronte e ripose il libro,quasi finito. Quello era il minimo che potesse fare per lei. Farla sognare,ancora una volta. I libri avevano sempre suscitato quel fascino per loro due: li facevano entrare in un altro mondo,un mondo che Susan poteva ancora vedere con occhi che non si spengono mai.
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Sulla scia del Sol #5

Quando Roger riprese conoscenza, sentì la neve che gli cadeva morbida sul viso e si scioglieva al contatto.

Qualcuno lo stava portando via,estraendo da qualcosa.
La sua mente era ancora troppo offuscata per riuscire a capire ciò che era successo.
Ricordava solo che erano passate due settimane dal giorno di Natale, stava andando in città con Susan, per comprare alcuni articoli in centro,essenzialmente cose per ricamare e fare la maglia: filo, aghi, stoffa,lana, un cerchio di legno,dei cuscini.. all’improvviso la macchina aveva sbandato ed erano finiti fuori strada. Lì i suoi ricordi si fermavano.
Svenne di nuovo.
Quando si svegliò non era più all’esterno e non aveva più neve in faccia, ma una luce accecante gli colpiva gli occhi.
“Signore, mi sente?” chiese qualcuno alla sua destra.
Roger si voltò e si ritrovò faccia a faccia con un infermiere. Annuì. Voleva chiedergli di abbassare la luce,che lo stava accecando,ma non riuscì a spiaccicare parola. La gola gli bruciava come se non avesse bevuto da giorni e si sentiva tutto dolorante. Come se l’avessero preso a botte con una mazza da baseball fino alla rottura di tutte le ossa.
“Beva.” disse l’uomo e gli porse un bicchiere,alzandogli la testa per aiutarlo.
Quel sorso d’acqua fresca sembrò risuscitarlo dall’oblio in cui era finito. Era come bere nuova linfa vitale e sentirsela correre in tutto il corpo. Si sentiva già meglio e azzardò una piccola domanda.
“Dove sono?” riuscì a dire con voce stentata a roca. Era quasi irriconoscibile.
“All’ospedale cittadino,signore. Ha avuto un brutto incidente d’auto,ma lei non se l’è cavata poi tanto male, in fondo. è stato fortunato.”
Roger riflettè. Sì,con tutta probabilità era stato davvero fortunato.
Un altro pensiero gli corse per la mente,come una scheggia infilata nel cervello. Un pensiero che era  altrettanto doloroso.
” Susan..”riuscì a balbettare, come un bambino che impara a parlare e dice le parole per la prima volta tentennando. Si sentiva umiliato a non riuscire nemmeno a dire tre parole messe in fila.
“Come,scusi?” chiese l’infermiere.
“Mia moglie.” le parole gli uscirono chiare. Guardò l’infermiere dritto negli occhi.
“Intende la donna che era accanto a lei nella vettura?”
Per la seconda volta, Roger fece cenno di sì col capo.
L’infermiere parve indeciso.
“Non si preoccupi adesso. è anche lei qui. Quando si sarà rimesso, potrà vederla.”
Allora era viva. Una punta di sollievo gli riscaldò il cuore. Per la prima volta si ritrovo a ringraziare qualcuno lassù. Erano vivi..grazie al cielo erano vivi… Com’era potuto succedere,però? Perchè la macchina aveva fatto un salto simile? Forse era colpa del ghiaccio (non era il primo incidente che si verificava da quelle parti a causa del maltempo).
Due settimane dopo, in cui aveva appreso di aver riportato fratture multiple in tutto il corpo e di essersi rotto un braccio, a Roger fu finalmente dato il permesso di vedere sua moglie.
Quando lo portarono davanti alla stanza d’ospedale in carrozzina, l’infermiere (di nome Kurt, aveva scoperto Roger) bussò delicatamente alla porta. Venne ad aprire un’infermiera mora che gli sussurrò qualcosa. Bisbigliarono per alcuni momenti per poi tacere ed annuire. Kurt lo portò dentro la stanza.
Susan era seduta sul letto,le gambe tirate su fino al mento, il viso graffiato nascosto in esse. Piangeva.
“Susan? Tesoro?” disse Roger. Non capiva cos’era successo e nemmeno cosa stava succedendo. Che cosa le avevano fatto? Era confuso ed in qualche modo anche arrabbiato.
“Roger?” la voce di sua moglie apparve, flebile, tra i singhiozzi.
“Sì,Susan. Sono io. Sto bene. Tu come..come stai?”
“Oh,Rog. Non te l’hanno detto, non è vero?”
“Dirmi cosa? Cosa ta succedendo?”
L’infermiera intervenne e gli sussurrò una parola nell’orecchio. Una parola che face rapidamente abbassare la sua temperatura corporea e rese il suo corpo così leggero che si sentì galleggiare nel vuoto, che gli provocò il panico: “Cecità”
Roger aveva gli occhi sbarrati. Continuava a guardare sua moglie,senza vederla. Era come se ci guardasse attraverso. Si sentiva male,ma non un male fisico. Un malessere mentale, un disturbo di segnale. Questa notizia lo aveva colto,per così dire, con i pantaloni abbassati.
Si avvicinò lentamente al letto e cinse Susan con le braccia. Adesso aveva anche lui le lacrime agli occhi. Lei tirò su il viso e lo guardò, le lacrime che scendevano lente lungo le gote per rotolare sui suoi capelli biondi. Lo abbracciò e proruppe in forti singhiozzi. Roger continuava pensare che era tutto in incubo, non stava succedendo davvero. Tra poco si sarebbe svegliato nel suo letto, con sua moglie accanto che gli dava una bacio sulla fronte e gli chiedeva se aveva fatto un brutto sogno, poi sarebbero scesi a fare colazione con Delia che saltellava a destra e a sinistra per dargli il buongiorno e magari rubare un croissant dalla tavola, se ci riusciva, Susan sarebbe quindi andata a prendere i ferri per la maglia, o il ricamo e si sarebbe seduta davanti al fuoco mentre lui batteva a macchina come ogni domenica mattina. Doveva essere così. Sapeva che stava cercando di raccontarsi quella dell’uva, per Diana era uno scrittore, sapeva riconoscere una realtà posticcia da quella effettiva,ma quella visione gli dava un senso di calore al petto che non poteva nè voleva allontanare. Strinse a se Susan che ancora piangeva. Voleva tentare di infonderle quel calore, di trasmetterglielo con la forza del pensiero.
I giorni all’ospedale passarono lenti. Sue era sempre piuttosto mogia,ma non piangeva più. Roger gli faceva visita ogni volta che poteva tra un medico e l’altro.
Il primo giorno di primavera, mentre Susan era ancora ricoverata, lui venne dimesso.
Fu sua moglie a spingerlo ad uscire.
Solitamente loro consideravano l’inizio della primavera non come la data sul calendario (20-21 Marzo), ma il giorno in cui tutti i fiori,le piante e gli alberi davano il meglio dei loro colori e dei loro meravigliosi profumi. La resina dei pini, il profumo delicato delle rose, il bel bianco delle margherite, il giallo dei narcisi, il rosa pallido degli alberi di  ciliegio, il viola della lavanda.
Il 3 Aprile,Roger era andato a visitare sua moglie,come di consueto.
L’aveva trovata, per la prima volta,sorridente.
Aveva il viso rivolto verso la finestra e gli occhi chiusi.
“è arrivata la primavera.” aveva detto, voltandosi verso di lui,con un sorriso.
“Cosa?” aveva  chiesto lui, non completamente sicuro di aver sentito bene ciò che aveva detto.
“è arrivata la primavera,Rog. Non senti come sono contenti gli uccellini che preparano i loro nidi? E l’aria è ricca di profumi.”
La primavera era decisamente il periodo dell’anno che Sue preferiva più di ogni altro.
“Sì,sì è vero.” Roger non l’aveva notato. Da un po’ di mesi ormai, non notava più niente. Andava a casa a prendere dei vestiti per Sue, dar da  mangiare a Delia, inghiottire un boccone,farsi una doccia e poi tornava di nuovo in ospedale.
“Tesoro, perchè non vai a casa? Dal tono della tua voce sembri esausto.”
“No,no, sto bene non preoccuparti. Com’è andata?”
“Molto bene,grazie. Mi stanno anche dando lezioni di braille..” di nuovo il sorriso si spense sulle sue labbra “John è ancora tanto arrabbiato?”
“No,non molto.”
Era una bugia. Roger aveva chiamato John due mesi dopo l’incidente (quando gli avevano permesso di avvisare i familiari,prima non lo lasciavano nemmeno avvicinare al telefono) per dirgli di sua sorella. Era corso all’ospedale,sconvolto. Quando era uscito dalla stanza dove vi era sua sorella, gliene aveva dette di tutte i colori. Roger non aveva nemmeno provato a difendersi. Aveva ragione in fondo, era colpa sua. Susan era intervenuta. Era la prima volta che usciva dalla sua stanza..che usciva,in generale, dopo l’incidente. Si era fatta accompagnare da un’infermiera all’esterno, barcollante e preoccupata. Suo fratello l’aveva sorretta e lei lo aveva pregato di non incolpare suo marito, che era stato un incidente, lui non aveva colpa. Ma John non aveva voluto sentire ragioni. L’aveva riaccompagnata in camera, livido di rabbia ,e, quando lei si era  addormentata, aveva detto a Roger che non sapeva se l’avrebbe mai superata. Roger aveva provato a richiamarlo, sotto richiesta di Sue, più e più volte,ma non c’era verso,
ma lui non se la sentiva di dire la verità a sua moglie, non quando sembrava che finalmente si stesse riprendendo.
“Sai dovresti proprio andare fuori e goderti questa giornata meravigliosa,caro”
“Preferisco stare qui con te.” rispose lui prendendole la mano.
“è un peccato buttare via un tal dono del cielo,amore,lo sai. Vai e divertiti per oggi. Ti meriti un po’ di riposo. Salutami tanto Delia,d’accordo?”
Roger sospirò. Non c’era verso di farle cambiare idea quando la metteva in quei termini. La baciò sulla fronte. “D’accordo.”
Quando tornò,la sera, Roger le portò un mazzo di rose rosse, le sue preferite e gliele fece sistemare accanto al letto. Stava già dormendo. Prese una sedia e si sedette,pronto a vegliarla per un’altra notte. Nonostante le proteste delle infermiere non poteva rinunciare a starle vicino. Il senso di colpa gli appesantiva il petto. La prima notte era tornato a casa ed aveva provato a dormire,ma non ce l’aveva fatta. Aveva pianto come un bambino. Se ne vergognava ancora adesso. Si era sentito stupido,ma non aveva potuto farci niente. Non riusciva a vedere il suo letto così vuoto. Quella casa non gli era mai sembrata così spenta. Aveva salutato Delia ed era ritornato all’ospedale. L’aveva guardata riposare per tutta la notte, finchè non si era addormentato anche lui. Il medico lo lasciava entrare a suo piacimento sostenendo che la sua era un’influenza positiva. Bastava che non disturbasse le infermiere. Si appiattiva in un angolo della stanza, mimetizzandosi con la parete,pronto ad aiutare i medici o a rassicurarla se si svegliava di soprassalto. Biasimava il fratello,che non la veniva mai a trovare. Susan ci pativa,era evidente,ma stringeva i denti ed andava avanti.
Roger era convinto che assieme non c’era nulla che non potessero fare. “I brutti momenti sono fatti per essere superati” gli aveva detto sua madre,prima di che si sposassero, quando le aveva confidato l’intenzione di voler chiedere a Sue di diventare sua moglie “e se si è in due a superarli è molto meglio. Bisogna sostenersi a vicenda,sempre. In ognuno sta la vera forza dell’altro.”
Roger si ritrovò a ripensarci in quelle notti e constatò che mai erano state pronunciate parole più vere.
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Sulla scia del Sol #4

Susan salutò Roger dal vialetto,mentre si allontanava dirigendosi verso il paese, poi salì le scale per svegliare suo fratello.

“John. Svegliati.”
“Che? Co..? Cosa?”
“Sono le undici.”
“Oh,cavolo..ho dormito troppo” disse alzandosi.
“Vieni giù. La colazione è pronta.”
“Non credo di avere tempo per..”
“Ho fatto i croissants . Sono ancora caldi.”
“Forse lo trovo il tempo per un croissant” rispose sorridendo e leccandosi il labbro superiore.
Sua sorella era sempre stata abile ai fornelli..e a prenderlo per la gola.
“Questo pomeriggio io e Roger andiamo in città a trovare i suoi genitori,magari possiamo darti un passaggio.”  disse Susan, mettendogli davanti un vassoio con tre croissants tiepidi.
“No,grazie. Ho lasciato il BMW in paese. Devo prenderlo e portarlo in città prima che un’altra tormenta me lo impedisca.”
“D’accordo. Mi ha fatto piacere rivederci.”
“Anche a me sorellina. Pensavo che tuo marito mi avrebbe buttato nel caminetto o dato in pasto ai lupi,ma , fortunatamente, ha tollerato la mia presenza. Devo andare. Questo pomeriggio ho le prove e Lunedì ho la prima da presentare.”
“Sì,sì lo so che il pianoforte ti occupa sempre un sacco di tempo..vai e suona.”
“Vado,vado. Tu? Suoni ancora? Non ho visto il pianoforte di nonna in casa.”
“è nella baracca di legno là fuori. è decisamente troppo ingombrante da tenere in casa,lo sai. Ogni tanto suono, sì. Sono anni che, però, non mi ci dedico più appieno.”
“Avresti potuto restare con noi,Sue.”
“John,ti prego, non ricominciare. Sono più che soddisfatta della mia vita con Roger. Abbiamo tutto quello che possiamo desiderare.”
“Se ne sei convinta..chi sono io per giudicare? Ciao sorellina. Buon proseguimento.”
Roger rientrò a casa a mezzogiorno e Delia gli andò incontro scodinzolando con la lingua a penzoloni.
“Susan,sono a casa!”
“Ciao tesoro! La borsa la prendo io,grazie per la spesa.”
“Ho comprato anche qualcosa per il bricolage..voglio proprio finire di costruire quel dondolo là fuori.”
“Sarebbe fantastico se ci riuscissi. Con la bella stagione verrebbe una cosa meravigliosa.”
“Lo so. Purtroppo lo lascio sempre a metà. Ma questa volta lo finirò,vedrai..”
“Lo dici tutti gli anni.”
“Ti prometto che per il tuo compleanno sarà finito.”
“D’accordo. Ti prendo in parola. Guarda la poltrona.”
Roger andò in salotto e guardò la poltrona di fronte al caminetto.
Qualcosa contrastava nitidamente con la stoffa azzurrina. Qualcosa di rosso e bianco.
Si avvicinò di più e lo prese tra le mani.
“Un..maglione?”
“Ti piace?”
“è bellissimo cara!!” Roger finse di stupirsi.
Ogni anno,qualche settimana prima di Natale, Susan gli ricamava un maglione e lui lo indossava quando scartavano i regali davanti al caminetto.
Quella strana tradizione era iniziata due anni prima.
Era un brutto periodo per loro: il lavoro andava male, l’affitto era aumentato. Il teatro era sempre più esigente e Susan era a far prove su prove tutto il giorno senza posa. Lui era sommerso dai conti,dalle scadenze a dalla pressione del giornale per i suoi scritti.
In più, il medico non aveva dato buone notizie e gli aveva assolutamente sconsigliato di avere figli. Qualcosa di non conforme,anomalo. Roger non sapeva e,scioccamente, non aveva voluto saperne di più. Non potevano avere figli. Basta, era tutto ciò che ne sapeva e forse, col senno di poi, Roger capì che sarebbe stato meglio se nemmeno lei avesse ascoltato quella discussione.
Susan era caduta in una brutta depressione. Non l’aveva mai vista così. Aveva passato brutti momenti, specialmente il divorzio dei suoi,ma li aveva superati,aveva reagito. Sebbene anche lui fosse turbato e non sapesse prendere una posizione riguardo a questa faccenda, sua moglie aveva iniziato a fargli davvero paura.
Il viso privo di trucco, non che non le piacesse struccata,anzi adorava quelle simpatiche rughette d’espressione attorno agli angoli della bocca, ma gli occhi le erano diventati sempre più spenti. Le occhiaie sotto i bulbi oculari erano impressionanti. Non sorrideva più da mesi. Era diventata pallida come un cadavere e altrettanto silenziosa. Nulla la rendeva felice, nè il pianoforte, nè la cucina,nè uscire con le sue amiche del Club del Libro a cui lei teneva tanto. Parlare dell’argomento era improponibile. A tavola cenava da solo. Era diventata scheletrica, perdendo dieci chili in sei giorni.
Doveva fare qualcosa. Era lì che si era scosso. Doveva avere il fegato di riprendersi sua moglie.. Di continuare ad andare avanti. Non avere figli non era la fine del mondo..o almeno non doveva impedire a nessuno dei due di chiudersi a riccio a quel modo.Non avevano nemmeno pensato assieme ad una decisione simile,ancora. La vita doveva riprendere il suo corso. Doveva renderla di nuovo felice,allegra e dolce come era sempre stata. Aveva bisogno di averla al suo fianco. Fu lì,in quegli attimi che lo realizzò davvero,che capì quant’era fondamentale aiutarla per lei stessa e sì,anche per lui.
Alle volte, ripensando al loro passato,a quel momento così difficile per lui e buio per Susan, aveva pianto davvero. Per Natale non sapendo che regalo fare a sua moglie, Roger si era rivolto a Claire,la più cara amica che Susan avesse. Era stata lei a confidargli che Susan amava il fai-da-te. L’artigianato. Lei non gliel’aveva mai detto prima. Sapeva della sua passione per l’antiquariato,ma non l’avrebbe mai vista a fare decoupage.
Seppur riluttante l’aveva iscritta ad un corso di Maglia&Ricamo, solo per prova fino a Natale. La vigilia di Natale,sua moglie,la sua vera,adorabile, tenerissima ed affettuosa mogliettina, era tornata a casa con un pacchetto deforme,aveva cenato con lui,avevano riso, scherzato come se nulla fosse mai successo. Come se quelle settimane non fossero mai trascorse. Il giorno dopo, per la prima volta, a Roger venirono le lacrime agli occhi vedendo il regalo che Susan gli aveva fatto. Aprì il pacchetto (di sicuro l’aveva fatto lei, non era brava a fasciare le cose finiva sempre con incastrarsi le dita nei nastri mentre lui si spanciava dalle risate) e ne estrasse un morbido, caldo, bitorzoluto,sformato maglione color verde intenso. “Ti piace?” gli aveva chiesto con un sorriso che, Roger ci avrebbe scommesso l’anima, aveva messo più luce nella stanza. “La mia insegnante dice che il nostro primo lavoro dev’essere dato alla persona più importante che abbiamo al nostro fianco” Lui non riusciva a parlare: era il maglione più orrendo che avesse mai visto,ma  tuttavia era come se avesse un potere su di lui. In una parola: lo amava. Ed amava tutto il lavoro che vi era dietro quel maglione. Le sorrise e se lo infilò in tutta fretta “Se mi piace? Lo adoro!! è..è..è bellissimo tesoro!” “Lo so che è tutto sfilacciato e ti è troppo grande probabilmente,ma..” l’aveva baciata,impedendole di continuare. Quel momento era perfetto così com’era non c’era bisogno d’altro.
Proprio come ogni settimana prima di Natale. Fortunatamente, la tecnica di Sue era migliorata col tempo e ora i suoi maglioni erano quasi perfetti (eccetto per la taglia. Gli erano sempre un po’ larghi, ma li preferiva così)
“L’ho fatto a maglia per te. Tra poco è Natale”
“Grazie amore. Sai che faccio? Lo indosso subito.” disse mettendoselo addosso “Ecco qui.”
“Uhm..ti è grande nelle spalle..di nuovo.”                                                                  “Non importa cara, è il maglione più fantasticamente largo che io abbia mai indossato”
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Sulla scia del Sol #3

Riassunto della parte precedente: La cena tra Roger,Susan e John si svolge in modo tranquillo. A causa della tormenta John passa la notte a casa della sorella..

Quando Susan scese le scale vide che Roger si era addormentato sulla poltrona. Gli sfilò delicatamente il bicchiere dalla mano e gli diede un bacio sulla fronte.
uardò fuori dala finestra. Per il momento aveva smesso di nevicare,ma il cielo era ancora di uno strano color grigio biancastro. Segno che quella era solo una tregua temporanea..il cielo sembrava voler dire “Raccogliete i vostri feriti e ridisponete i vostri schieramenti..prima del prossimo attacco.”
Si cambiò e si mise il cappotto,pronta per uscire. Passeggiò per un paio di minuti,nella neve, per arrivare alla loro piccola baracchetta in fondo al vialetto. Lì teneva la cosa più preziosache avesse. Il suo pianoforte a coda. Era lucido, verniciato di nero. Quand’era bambina, sua nonna,la prendeva sulle ginocchia e le insegnava le note,le scale..da lì passò a frequentare lezioni di piano.
Poi la vita sconvolse ogni cosa. Gli affari per suo padre iniziarono ad andare male. Molto male. QUel periodo della sua infanzia era impresso nella sua memoria. Le urla. Le liti per il denaro dei suoi genitori. Aveva iniziato a lavorare a mezza giornata per una rivista. Era lì che aveva conosciuto Roger. Il Roger scrittore, l’uomo che amava sognare di vivere in una baita in montagna,di vivere assieme a lei a scrivere e racimolare quel che bstava a condurre una vita piena e felice. Solo loro due, al mondo non era concesso entrare in quell’angolo di serenità che erano riusciti a ritagliarsi con tanta fatica.
Susan ricordava quel sogno ed era certa che anche Roger lo ricordasse.
Purtroppo i sogni sono belli proprio perchè differiscono dalla realtà.
Nella realtà il lavoro di scrittore spesso non basta per pagare le bollette, per comprare da mangiare..per vivere serenamente. Così quell’angolo di paradiso era diventato qualcosa di sempre più remoto ed irraggiungibile. Roger aveva trovato un lavoro come taglialegna e lei come segretaria in paese. Il pianoforte era l’unica cosa che rimanesse a ricordarle il passato.
Si sedette ed iniziò  suonare.
Da anni ormai non sapeva esattamente cosa stesse suonando. Non aveva più nessuno spartito. Seguiva la memoria che la trascinava da Bach, a Mozart, a Beethoven, senza nessuna logica. Non importava.
Roger entrò silenzioso nella costruzione e l’abbracciò. La reazione improvvisa fu accompagnata da un LA “abusivo” premuto con forza eccessiva.
“Caro,credevo stessi dormendo.”
“Mi sono svegliato. Sono salito di sopra,ma non c’eri..ne ho dedotto che dovevi essere qui. Scusa se ti ho spaventata. Era Chopin,quello?”
“Sì,credo di sì. John?”
“Dorme. La montagna gli fa bene. Vado in paese per fare la spesa..non abbiamo più latte.”
“Va bene tesoro. Ti aspetto. Sarà meglio rientrare prima che mio fratello si svegli. Torna presto.”
“Sarò qui in un batter d’occhio.” rispose Roger facendole l’occhiolino.
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Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol #2

Riassunto della precedente parte: Susan e Roger,due sposi che vivono in una baita in campagna, ricevono la lettera del fratello di Sue,John, con il quale avevano litigato due anni prima. Susan riesce a convincere suo marito ad invitare il fratello per cena, in segno di pace..
“Caro! Sei pronto? John sarà qui a momenti..”
“Sì,Sì..Sono pronto,tesoro. Che te ne pare?”
“Perfetto!”
“Bene. Mhh! Che profumino!!”
“Sto cucinando il tuo piatto preferito: arrosto.”
“Sto già sognando l’ora di cena.”
Dall’esterno giunse un rumore di passi pesanti e poi una voce:
“Susy Q? Susieee!! C’è qualcuno in casa?”
Roger guardò la moglie e poi andò ad aprire la porta. Si ritrovò di fronte un uomo alto,sulla ventina, tutto intirizzito e con il volto rosso dal freddo.
“Ciao Roger.”
“Ciao John. Entra pure.”
“Ehm,grazie.”
Susan uscì dalla cucina ed abbracciò il fratello.
“Ciao fratellone, che piacere vederti! Oh,ma sei mezzo congelato. Vieni,siediti di fronte al camino. Delia,fai la brava” aggiunse poi, rivolta al cane che cercava di saltare addosso a John. “Sarà pronto tra un attimo.”
John si sedette sulla poltrona e i sfregò le mani davanti al fuoco.
“Come va il lavoro, Roger?”
“Non c’è male,ma la neve sta rallentando tutto. Se continua così ho paura che dovremmo chiudere.”
“Sai ho sempre pensato che avresti continuato a scrivere.. non era male la roba che pubblicavi”
“Lo prendo come un complimento, grazie John. Devo garantire un futuro a Sue,lo sai. Non ho tempo per perdermi in favole.”
“Ottimo. Era quello che speravo dicessi,in fondo.”
“è pronto in tavola,ragazzi!!”
I due si sedettero. La tavola era imbandita e sembrava più festosa che mai. Susan aveva superato se stessa: patate al forno, insalata, arrosto  fumante, salse, contorni di ogni tipo. Un’ora dopo,consumata la cena, si ritrovarono tutti in salotto a mangiare la torta di mele, con Delia che dormicchiava sonnacchiosa sul tappeto,di fronte al caminetto, con la pancia piena di tutti i pezzettini di arrosto che era riuscita ad elemosinare con il suo bel muso da labrador color miele.
“Sei una cuoca grandiosa, sorellina.”
“Grazie, John. Allora..la tua ragazza? Come sta?”
“Irina è dovuta tornare in Russia,purtroppo. Era un ingaggio temporaneo. Ed inoltre non aveva il permesso di soggiorno,quindi..”
“Oh,povero. Ci sei rimasto molto male?”
“Non particolarmente. Sai,la nostra è una relazione moderna. Di quelle che durano poco e senza impegno.”
“Praticamente una botta e via..” intervenne Roger.
“Roger!” lo rimbeccò Susan.
“Non preoccuparti,Sue. Ha sostanzialmente ragione,in fondo. Non è nulla di serio.. Ad ogni modo,si è fatto tardi faò meglio ad andare, se voglio essere a valle in un’orario fattibile.”
“Con questa neve? John non è pericoloso?”
“Non agitarti,sorellina. Me la so cavare in macchina. La neve non sarà un problema.”
“John..senti,perchè non resti qui per stanotte?”
Roger si accigliò.
“Beh,non vorrei disturbare..”
“No,non c’è pericolo. Senti,Sue ha ragione è troppo pericoloso mandarti là fuori,di notte, con una tormenta del genere. Domani ti accompagno io in paese. Resta qui per questa notte è la cosa migliore” disse Roger,cingendo la moglie per le spalle.
“Grazie,ragazzi.”
“Dovere. Al piano di sopra c’è una stanza degli ospiti. Puoi sistemarti lì”
“Vado subito.”
John scomparì su per la rampa di scale. Susan guardò il marito e sorrise.
“Sono fiera di te,tesoro.”
“Grazie. Non mi piace l’omicidio..mandarlo là fuori con una serata simile è da barbari.”
disse Roger,versandosi un bicchiere di Brandy. Raramente lo faceva.
“Amore,vuoi che ti prenda la macchina da scrivere?”
“Mhh..sì,grazie cara” rispose Roger,sorseggiando il liquore.
Susan sorrise e tirò fuori un carrellino dal mobile a scomparsa. Era un vecchio scrittoio a cui Roger aveva aggiunto delle ruote e che si incastrava perfettamente nel loro mobile di mogano. Lì era tenuta la macchina da scrivere di Roger. Lui odiava Internet e quasi tutti gli apparecchi elettronici (sebbene ne riconoscesse l’importanza e la comodità pratica). Per lui scrivere era un piacere unico. Sentire il ‘tictictic’ dei tasti ed il buffo suono emesso dal nastro quando aveva terminato lo spazio era per lui musica. Non sapeva scrivere in nessun altro modo diverso da quello o ,perlomeno, non sapeva  scrivere con vera passione in nessun altro modo che non fosse con la sua Olimpia.
Si sedette,con lo scrittoio di fronte. Susan gli diede un bacio e lo abbracciò.
“Buonanotte tesoro.Buon lavoro.”
“Buonanotte cara.”
Susan salì le scale, salutò il fratello ed entrò in camera,lasciando la porta aperta. Dopo qualche minuto inizò il ‘tictic’ dell’Olimpia. Susan lo ascoltò per qualche minuto. Amava quando Roger batteva a macchina.
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Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol

Susan era seduta davanti al caminetto a ricamare come al solito.
Fuori la neve cadeva lieve e soffice.
Sul tappeto Delia, il suo cane, era sdraiato ed osservava le fiamme guizzanti del focolare, riscaldandosi.

Suonò il campanello. Delia si alzò di scatto e corse alla porta,abbaiando.
Susan si alzò con calma ed andò ad aprire.
“Roger” esclamò apendo la porta ed abbracciando il marito.
“Hey,ciao cara. Si gela là fuori” rispose lui,togliendosi il cappotto e chiudendo la porta “Ciao,Delia! Chi è la mia cucciolotta preferita? Eh? Sei tu..sì che sei tu!” aggiunse,coccolando l’amabile bestiola con la coda che sbatacchiava di qua e di là,minacciando seriamente i soprammobili posti su un tavolino lì vicino.
Roger si lasciò sprofondare sulla poltrona.
“Guarda,Rog!” disse Susan entrando nella stanza con un gran sorriso e mostrando un centrino ricamato. “Ce l’ha portato Sasha. Non è adorabile?”
“Incantevole,cara.”
“Lo penso anch’io.Com’è andata al lavoro oggi?”
“Malissimo. Se questa dannata neve continua lavorare sarà sempre più un problema.”
“Oh,caro. Non abbatterti. Fred e Carl saranno sempre al tuo fianco e poi le previsioni sono promettenti.”
“Hai ragione,tesoro. Non dovrei essere così negativo.”
Susan lo baciò sulle labbra.
“Ho fatto la cioccolata calda. Ne vuoi un po’?”
“Perchè no. Dopo una giornata passat sotto la tormenta un po’ di cioccolata calda è ciò che ci vuole.” disse lui, facendole un gran sorriso.
Susan sparì in cucina. Quando tornò indietro reggeva due tazze fumanti di cioccolata calda.
“Ecco qui.”
“Grazie,cara. Tu invece? Com’è andata la giornata?”
“Il signor Sanderson era di pessimo umore oggi. Mi ha fatto correggere le bozze per dieci vole e poi, all’undicesima, me le ha fatte cestinare. Mi ha urlato contro tutto il pomeriggio. Mi mette tanta tristezza il pensiero di Judy.”
“Judy?”
“Sua moglie. Dovresti vederla. Povera cara, è sempre a correre di qua e là come una cameriera. Lui la tratta proprio male. A parte quest’inconveniente è andato tutto benissimo: Sasha è passata di qui e mi ha dato questo centrino meraviglioso. è una ragazza così gentile. Ho invitato lei,suo marito e Louise per il thè, Giovedì. Spwero che tu non abbia impegni e che possa partecipare.”
“Non dovrei aver programmi per Giovedì. Questa cos’è?” disse Roger, prendendo una lettera da sopra la mensola del camino.
“Oh, quella. è da parte di John.”
“Tuo fratello? Credevo ci odiasse.”
“Non essere arrabbiato. Questo è il suo modo per ripristinare i contatti. Non ci sentiamo da quando siamo venuti a vivere qui, ovvero due anni.”
“Già Due anni in cui non si è premurato di scriverti, chiamarti o mettersi in contatto con noi nemmeno quando sei stata ricoverata! L’unica lettera che ti ha scritto era piena di insulti.”
“Beh,questa non la è. Dice che gli piacerebbe aggiustare le cose, che si scusa e che magari potrebbe venire a trovarci.”
“E tu?”
“L’ho chiamato. Abbiamo parlato un po’. Sta per sposarsi..o almeno credo. Ha fatto un discorso strano sulla sua relazione con una spogliarellista del Queens..ho preferito non approfondire la questione. Gli ho detto che te ne avrei parlato.”
“Bene. Sono contento che tu mi abbia informato. Perchè  non se ne parla.”
“Andiamo,Roger! è pur sempre mio fratello!”
“Non accetterò il fatto che quello scapestrato di tuo fratello John entri qui dentro dopo il modo in cui ti ha trattata.”
“Coraggio è solo per una sera. Le persone cambiano..”
“Sei troppo buona Susan, ecco la verità. E sei tanto tanto ingenua cara. Dio solo sa cosa vorrà da te questa volta.”
“Per favore, tesoro..”
“Va bene” Roger sospirò “Una sera. Una sera e poi, se non sarà cambiato, non chiedermelo nemmeno.”
“Oh,grazie,grazie! Sapevo che non mi avresti delusa” disse lei, abbracciandolo stretto e correndo al piano di sopra per telefonare.
“Pronto? John? Sì,sono io Sue.Scusa per l’ora. Roger ha detto che va bene per cena? Che ne dici di Sabato? Grandioso..”
Roger si sedette di nuovo e si massaggiò le tempie con le dita. Questa cena, non prometteva niente di buono.
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