Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 10 – Dopo la pioggia,il sereno

“Ma ora basta con il passato. Conta solo il presente..” disse Kate,voltandosi verso Gallaway ed asciugandosi le lacrime con il dorso della mano.
“Prima di farlo Jade” intervenne Agatha “c’è ancora una cosa che non ci hai detto.”
“Cosa?” disse la donna,voltandosi verso di lei.
“Dove ha nascosto il tuo corpo Gallaway? In giardino o..”
Kate rise sguaiatamente.Jack ebbe quasi paura di quella risata,falsa sì,ma terrificante.
“No,no.. troppo visibile. Troppo pericoloso. In un altro posto,cara Agatha..molto più vicino di quanto tu pensi. Non ho mai lasciato questa casa. Qui sono morta e qui lui mi ha stipata. Dove sono rimasta intrappolata.” disse avvicinandosi al muro della cucina e sfiorandolo con il palmo della mano.
Agatha si portò le mani alla bocca. Aveva gli occhi lucidi. Victor,in silenzio,stava piangendo.
Gallaway doveva aver buttato giù la parete e l’aveva rifatta..mettendoci il corpo di Jade in mezzo. Doveva averci impiegato più di un giorno. Nella fretta poteva aver fatto cadere la lettera e non essersene accorto..fino all’ultimo secondo. Gli sarebbe bastato bruciare quel singolo foglio di carta,senza sporcarsi troppo le mani ed invece..
Jack pensò che avevano chiamato Victor,quel giorno,dicendogli che sua moglie mancava già da diversi giorni. Gallaway doveva aver dato delle false tracce ed essersi guadagnato il tempo per agire. Non doveva essere stato facile recuperare un cadavere,ma ci era riuscito. Magari era già sfigurato. Forse lo aveva reso lui irriconoscibile. Una volta trovato,gli investigatori avevano smesso di fare domande. Quel lurido verme poteva essersi anche adoperato perché non fosse fatta l’autopsia o ulteriori accertamenti. Victor era sotto shock ed il corpo doveva essere sufficientemente simile a quello di Jade,tanto che,non si era subito accorto della differenza,cosa che avrebbe fatto se fosse stato più lucido.
Si sentì invadere da una rabbia accecante. Gli sarebbe davvero piaciuto spingercelo lui giù da quello sgabello. Vederlo morire ed agonizzare come Jade,quel giorno di disperazione.  Si alzò dalla sedia.
“Jade,” disse “so che quest’idiota bastardo merita la morte più di chiunque altro,ma non deve esserle inflitta da te. Non cambierà nulla. Ci penseremo noi a lui. Non farà mai più del male e confesserà i suoi crimini. Verrà richiuso e,se vorrai rimanere su questa dimensione,con Agatha troveremo un modo per farti arrivare alla sua cella dove potrai tormentarlo per il resto della sua patetica ed inutile esistenza. Ti offriamo anche la pace però,per un’altra via. Ora tuo marito sa la verità. Non credo che abbia smesso di cercarti,Jade.”
“Sì..lui..lui..ad un tratto ha smesso di interessarsi a me! Lui..”
“Pensava di averti trovata,Jade.”
“Cosa?”
“Fu rinvenuto un cadavere,nel bosco. Era sfigurato,ma i tratti principali riconducevano a te,Jade.”
“No..Victor..è..è la verità?”
Victor fece uno sforzo per sollevare la testa “Sì,tesoro mio. è la verità.”
Kate ricominciò a singhiozzare e si avvicinò a Victor,sfiorandogli il viso.
“Per tutto questo tempo..tu non hai dimenticato. Oh,Vic! Come ho potuto pensare che tu mi avessi abbandonata?”
“Se ti avessi considerata di più.. non è stata colpa tua,Jade. Tu non potevi sapere. Ora guarda quel povero marito,cara,guardalo. Non vedi quanto soffre per sua moglie? Tu e Kate non siete diverse. Dolci. Semplici.”
“E con due mariti che ci amano” aggiunse Kate,piano. Poi si girò verso Jack “Mi dispiace” disse. “Mi dispiace di aver trascinato tua moglie in tutto questo. Ho sempre voluto la vendetta,ma solo ora mi rendo conto che serve solo ad accentuare il dolore.”
Jack le posò una mano sulla spalla,guardandola negli occhi,che ora,erano quelli da Jade “So perché l’hai fatto. Ti perdono Jade. Devi perdonarti. Devi lasciare andare.. mi occupo io di Gallaway.”
Agatha si avvicinò ai tre “è il momento di andare Jade. Dopo tredici anni..la pace che cercavi è arrivata. Posso aiutarti..”
Kate annuì e prese la mano che Agatha le tendeva.
Nel frattempo,Gallaway era riuscito a slegarsi. Si tolse rapido la testa dal cappio e saltò giù dallo sgabello,dirigendosi minacciosamente verso Kate. Jack lo vide in tempo e lo bloccò. Finirono in terra,tutti e due. Jack gli sferrò un potente gancio in piena faccia,mandandolo al tappeto.  Gallaway non si mosse: era svenuto.
Jack si voltò. Aveva un labbro spaccato,ma nessun’altra ferita.
“Ora mi sento meglio.”
“Come lo giustificherai?” gli chiese Kate. Nei suoi occhi brillava un po’ d’ammirazione.
“Ha aggredito Victor. Vero,Vic?” Victor sorrise ed annuì lentamente. “poi ha aggredito me ed io mi sono difeso.”
Kate gli buttò le braccia al collo. “Grazie,Jack.”
L’uomo ricambiò l’abbraccio. “Figurati. Morivo dalla voglia,Jade.”
La donna rise mestamente. “Ora posso andare. So che mi sarà fatta giustizia.”
Guardò tutti i presenti nella sala,poi chiuse gli occhi e respirò profondamente. Kate perse i sensi e si accasciò dolcemente sul pavimento. Jack fece per intervenire,ma Agatha lo trattenne per un braccio. Dal corpo di Kate si sollevò una lieve polverina che vorticò per alcuni istanti,poi la finestra si spalancò ed essa volò via. Agatha lasciò andare Jack che corse subito dalla moglie. Era svenuta,ma stava bene,nel complesso. L’abbracciò stretta e la portò in sala,sul divano,mentre Agatha liberava le mani a Victor e controllava la sua spalla.
Kate si mosse piano tra la braccia di Jack che sussultò lievemente,sorpreso.
“Jack..” mugolò piano la donna,per poi riaddormentarsi piano,
“Sono qui,Kate.” disse lui,baciandole la testa e stringendola a sè ancora di più “e tu sei qui con me. Finalmente.”

Due giorni dopo,Jack e Victor,con il braccio fasciato,fecero demolire la parete della cucina,scoprendo il corpo,ormai mummificato di Jade. La lettera ed il cadavere furono considerate prove fondamentali per la polizia e per il tribunale che condannò Gallaway all’ergastolo per stupro,istigazione e al suicidio,occultamento di cadavere e corruzione di pubblico ufficiale. Furono indagati anche alcuni poliziotti e l’assistente del medico legale.
Kate,Jack,Victor ed Agatha furono presenti a tutti i processi.
Una volta terminate le indagini il corpo di Jade fu sepolto nel cimitero della città.
“Sai” disse un giorno Kate,mentre si allontanavano dal cimitero,finito il funerale “mi sento come se,in qualche modo,avessi perso una persona tanto cara,tesoro.” Jack le sorrise piano,mentre le strofinava la spalla con dolcezza “magari mi sono solo suggestionata. Può succedere,ai funerali,no?”
“Sì..certo,cara” disse lui,stringendola forte e dandole un bacio sulla guancia,mentre raggiungevano la macchina al bordo della strada, il freddo vento di fine estate che gli scompigliava i capelli.

Non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso.
(Cesare Pavese)

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 9 – La verità

Ad interrompere il silenzio che si era venuto a creare fu Agatha che prese una seggiola ed invitò Jack a fare altrettanto. Jack le lanciò un’occhiataccia. Non poteva credere che quella donna fosse tanto insensibile e gelida da sedersi comodamente in una situazione del genere. Eppure..
Agatha gli scoccò un’occhiata molto eloquente e lui si decise a sedersi. Erano di fronte a Kate che piangeva ancora, gli occhi arrossati e le guance lucide di lacrime.
Jack dovette sforzarsi dall’alzarsi ed abbracciarla. Sembrava così fragile ed indifesa!
Trasse un profondo respiro e la guardò di nuovo. Provava pena per quella povera donna. Sì,perché quella,al momento,non era sua moglie,ma Jade.
Finalmente riuscì a rassegnarsi all’idea di avere di fronte una persona diversa,sebbene apparisse non dissimile a Kate.
Agatha prese la parola,stracciando il suo ciclo di pensieri.
“Jade” disse,con voce estremamente calma. Che ci fosse passata altre volte? si chiese Jack,in silenzio. La donna proseguì “Jade,ascoltami. Dicci cosa accadde. Dopo..dopo sarai libera di fare quello che vuoi.”
Quella frase le fece guadagnare un’altra gelida occhiata da parte di Jack. Francamente della sorte di quello spirito gli interessava in maniera relativa..lei era morta. Non poteva subire alcuna conseguenza,ma di chi erano le impronte? Di chi era il corpo? Chi è che avrebbe commesso materialmente l’omicidio? Kate,ecco chi. E sua moglie non era un’assassina. Non avrebbe permesso che lo diventasse,neanche sotto l’influenza di un fantasma. Tuttavia,tacque ed ascoltò.
“Ho tutte le ragioni” disse Jade “per voler questo porco schifoso trenta metri sotto terra. Lui..lui..”
“è stato lui ad ucciderti,Jade? E a nasconderti?” chiese Agatha. Il suo tono di voce era quello che si usa per parlare con i bambini,quando le loro riposte vanno un po’ indovinate ed un po’ interpretate.
Con sorpresa di tutti nella stanza, Kate scosse la testa in senso di diniego. Ma..se non era stato Gallaway,chi era stato?
“Lui è la ragione per cui sono morta,questo è certo.”
“Spiegati meglio..”
“Questo..quest’essere” disse con disprezzo,guardando Gallaway,che era ancora in uno stato di semi-incoscienza, “lui..venne qui,a presentarsi come il ‘nuovo adorabile vicino’. Di certo non cercando amicizia..almeno non da me. Provò ad allungare le mani un paio di volte,ma gli diedi dei tagli e,per qualche tempo,non si fece più vedere. Se arrivava lui in una stanza,a parlare con Victor,io me ne andavo. Lo evitai finché mi fu possibile.” i suoi occhi si spostarono su Victor “provai a dirtelo,Vic,ma tu..”
“Io non fui abbastanza bravo a cogliere i segnali.” concluse lui,la voce gli si stava incrinando.
Kate annuì,mordendosi un labbro e proseguì “Un giorno in cui Victor era al lavoro, lui tornò. Passò dal retro e,quando mi accorsi che era in casa,era troppo tardi.Non potrò mai dimenticare.Stavo lavando i piatti,quando mi afferrò per la vita. Mi divincolai e mi inflisse un colpo con un coltellino. Caddi a terra,proprio là.” disse,indicando con l’indice esile l’angolo della cucina accanto al lavello. “Persi molto sangue. Non si fermò.” porto al grembo le sue mani che ora iniziavano a tremare.
Jack chiuse gli occhi. Gli pareva quasi di poterla vedere,quella poverina, tremante,ferita,che si premeva il fianco sanguinante cercando di tirarsi su,di fuggire alla violenza che stava per esserle inflitta,ma senza successo.. il sangue, pensò, il sangue sotto la piastrella rinvenuto da Victor. Doveva essere il sangue perso da lei,quel giorno. Magari Gallaway l’aveva lavato via,ma non tutto..o magari l’aveva fatto qualcun altro.
Kate singhiozzò di nuovo e Jack aprì gli occhi.
“Quando..” prese un profondo respiro “quando ebbe finito con me,mi intimò di stare zitta. Disse che se avessi raccontato cos’era successo nessuno mi avrebbe creduta,visto che per tutti io ero impazzita e totalmente inaffidabile. Disse anche che se qualcuno mi avesse presa sul serio, lui aveva fabbricato delle prove. Prove che dimostravano,senza ombra di dubbio che il rapporto era stato consensuale. Disse che mio marito avrebbe smesso di amarmi del tutto, che tanto, dopo ciò che successo al nostro bambino,di me non gli importava nulla. Minacciò di dar scandalo,se avessi aperto la bocca. Gli credetti,stupidamente. Lavai la cucina  per eliminare le prove del conflitto e mi fasciai la ferita. Feci in modo di non fartela notare.”
“Jade” la interruppe piano Victor “come hai potuto pensare che te ne volessi per ciò che è successo a Brian,quel giorno? è stato un incidente. Non volevi fargli del male.”
“Ma l’ho ucciso,Victor. Se solo me ne fossi accorta subito..lui..lui è morto davanti a me,capisci?”
“Tesoro..l’autopsia aveva confermato la visione della signora Goodpot. Anche se avesse fatto il contrario,non avrei mai potuto smettere d’amarti. Non ho mai smesso. Se mi avessi detto di ciò che Gallaway ti aveva fatto, ti avrei creduta. Avrei indagato,magari persuaso il commissario ad aprire un caso su di lui.”
Kate continuò a piangere e, per alcuni minuti,non fu in grado di aggiungere nient’altro. Poi sembrò riprendersi e si rivolse direttamente a Jack “Avrebbe fatto lo stesso  con Kate,Jack. Lo so che l’avrebbe fatto. L’ho salvata,non capisci? Lei non doveva..non avrei mai permesso che la storia si ripetesse. Quando vidi cosa voleva fare a tua moglie, in quell’istante mi sono avvicinata a lei,l’ho avvisata,ma..”
“Non sei più riuscita a separarti da Kate,vero Jade?” disse Agatha.
Kate annuì,tenendo lo sguardo su Jack “Forse.. forse neanche ci ho provato davvero,sai? Finalmente avevo l’occasione di vendicarmi. è solo colpa sua se io..se io sono incastrata qui.”
“Ma” disse Agatha “hai detto che non è stato lui ad ucciderti.”
“Infatti. Sono stata io. Volevo solo la pace. Agii d’istinto. Era l’unico modo di sottrarmi all’orrido ricatto di Gallaway. Montai il gancio sul soffitto e vi legai una corda,proprio come ho fatto ora. Usai lo steso sgabello.” tornò a guardare Victor “ti scrissi una lettera dove ti spiegavo tutto. Del ricatto,di Gallaway..ogni cosa. La lasciai sul tavolo.”
“Quando arrivai non c’era nessuna lettera..la cucina era vuota,cara.” disse Victor.
“Lo so” disse lei,le lacrime che ricominciavano a scorrere “Lui” ed indicò Gallaway ” la nascose e tu non la leggesti mai.”
“Ma..”
“Mi suicidai. Lui arrivò in casa,prima di te,amore mio” disse a Victor “Tolse il mio cadavere dalla sua posizione,mise da una parte lo sgabello e rimosse la corda dal gancio. Poi mi nascose dove non mi avresti potuta trovare.. ma si accorse solo all’ultimo della lettera. Quando tutto era fatto e finito. Stavi arrivando e lui aveva fretta.. la portò via,in casa sua. Non potei far nulla. Rimasi intrappolata su questa terra,fino ad oggi.”
Aprì con gentilezza il maglioncino che aveva indosso e ne tirò fuori una lettera giallastra e sbiadita che posò sul tavolo.

 

-LA FINE,NEL PROSSIMO CAPITOLO-

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 8 – Jade

“Dobbiamo andare a prenderla” disse Agatha.
Jack era seduto sui gradini della scala,la testa tra le mani e le dita tra i capelli biondo-castani. La donna lanciò un’occhiata eloquente a Victor e poi guardò l’uomo sulle scale.
“è in stato di confusione,Agatha,cerca di capirlo.”
“Io lo capisco,ma più il tempo passa,più diventa pericoloso. Le anime si consumano,Vic. Non c’è spazio per due spiriti in un solo corpo.”
“Cosa può succedere?”
“Che uno  prevarichi l’altro. Potrebbero anche fondersi insieme,creando una doppia personalità permanente. Dobbiamo trovare sua moglie ed aiutare sia lei che Jade a separarsi.”
“D’accordo,ma..forse dovremmo lasciargli qualche minuto.”
“Non abbiamo minuti,Vic.”
Jack si alzò. Sembrava un automa.
“Agatha ha ragione. Andiamo a prendere mia moglie. Lydia abita dall’altra parte della città.”
“Bene” disse la donna prendendo la giacca dal divano “Andiamo.”
“Vic” disse Jack,mentre prendeva il cappotto e le chiavi “Rimani qui..in caso mancassimo Kate. Torneremo in un paio d’ore,ok?”
“Ok. Andate pure.”
Agatha e Jack salirono sulla jeep della donna diretti verso la casa di Lydia. Gli ci volle quasi un’ora per arrivare.
“Parlo io con Lydia non ti preoccupare. Aspettami qui. Sarò di ritorno con Kate in un paio di minuti.” disse Jack scendendo dalla macchina e dirigendosi verso la porta dell’abitazione.
Suonò il campanello due volte. Dopo alcuni minuti si presentò alla porta una donna alta e snella,i morbii capelli castani raccolti in una coda,dietro la nuca.
“Jack? Che piacere rivederti!!” lo salutò lei.
“Ciao,Lydia. è un piacere anche per me”
“Entra un attimo..fuori fa fresco. E pensare che questa dovrebbe essere l’estate!” poi si voltò verso l’interno “Chris,spegni la TV!! è ora di fare i compiti! Scusa,ma è un periodaccio. Se non lo seguo,non fa nulla. E ha solo otto anni..”
“Grazie,Lydia,ma devo scappare. Vado di fretta. Sono passato solo per prendere Kate..”
La donna lo guardò confusa “Kate? Perché dovrebbe essere qui?”
“è uscita e mi ha detto che dovevate vedervi.”
“Si sarà confusa..non la vedo da due settimane.”
“Come scusa?”
“Sì..ci siamo viste due settimane fa..poi sono stata troppo impegnata coi bambini. Oggi sono rimasta a casa tutto il giorno perché Dorinda ha la febbre ed i miei sono in vacanza a Portland,così..”
“Capisco. Magari Kate era sovrappensiero ed ha detto il tuo nome per sbaglio. Scusa se ti ho disturbato. Un abbraccio ai ragazzi da parte mia. Ci sentiamo presto.”
“A presto,Jack. Salutami tanto Kate!”
Jack tornò verso la jeep quasi correndo.
“Dov’è tua moglie?” gli chiese Agatha sorpresa.
“Non è qui. Non è mai venuta qui. Hai un cellulare?” chiese,tastandosi le tasche “devo aver lasciato il mio a casa..”
“Certo tieni. Dove andiamo adesso?”
“A casa. Cerco di avvertire Victor che stiamo tornando indietro..”
Dopo una quindicina di minuti,Jack lasciò cadere bruscamente il cellulare di Agatha nel cassettino.
“Merda! Non risponde. Né al suo,né a casa..e persino al mio.”
“Magari è fuori e non li sente. Forse Kate è già tornata.”
“Non so se sperarlo o meno,in questo momento. Ho solo paura per lei.”
“Non ti preoccupare..mi sa che non è tanto indifesa. Jade è furiosa..solo una dose massiccia di rabbia può lasciare una scia così negativa..”
Ricominciò a piovere e,quando arrivarono alla villa,oramai veniva che il signore la mandava. Corsero in casa.
Videro che la porta era leggermente socchiusa.
“Victor?” chiamò forte Jack,buttando distrattamente la giacca sul divano. “Dove diavolo sarà finito?” disse con uno scatto di nervosismo. Poi si voltò a guardare Agatha.
La donna non si muoveva,ma rimaneva statica,vicino all’entrata.
“è qui…sono qui.” disse,le dita affusolate alle tempie,mentre respirava forte.
Jack guardò verso la cucina e prese Agatha per la mano.
Quando entrò nella stanza la vide. Victor era sul pavimento,le mani legate. Al centro della stanza,Gallaway era in piedi su uno sgabello a tre gambe che,che un tempo ospitava vecchi libri di filosofia di Kate al piano di sopra, con il volto sanguinante.  Aveva la testa in un cappio,formato da una spessa corda legata al gancio sul soffitto. Kate era dietro di lui,con un ghigno stampato sul viso che le andava da una parte all’altra.
“Ciao tesoro.” lo salutò. Aveva una voce profonda e rauca,irriconoscibile.
“Kate, cosa diavolo stai facendo?”
“KATE E’ MORTA,JACK!” gli urlò lei,con ferocia.
Agatha intervenne piano “Jade..” Per la prima volta,Kate (o quello che ne era rimasto) si voltò verso la medium.  “Jade” continuò la donna “perché stai facendo tutto questo?”
“A te cosa importa?!? Quest’uomo..” guardo Gallaway,la cui bocca era stata tappata con un pezzo di nastro adesivo e le mani legate dietro la schiena “quest’uomo merita di morire. Merita di morire esattamente come sono morta io.”
“Jade..Jade,fermati,ti prego.” intervenne Victor.
“Tu stai zitto. Penserò anche a te,maritino mio,ma dopo.”
“Lascia andare mia moglie,pazza fanatica intangibile spettro che non sei altro!” esplose Jack “Lei non c’entra niente! Cosa diamine vuoi da noi? Lei è innocente. Non permetterò che tu la faccia diventare un’assassina.”
“Dovresti essere contento. Tua moglie..lei non ha patito ciò che ho patito io! Dovresti essermi grato!!”
“Jade” disse Agatha “Jade noi vogliamo aiutarti.”
“Se vuoi aiutarmi,lascia che spinga questo figlio di buona donna giù dallo sgabello. Dopo me ne andrò. Voglio solo..vederlo morto.”
“Cos’è successo Jade? Cosa successe tredici anni fa? Diccelo..”
“Cos’è che tuo marito non sapeva?” chiese Jack,guardano Kate in volto “chi ti fece perdere,Jade? Tu non eri pazza,non è così? Non lo sei mai stata.Avevi solo subito un forte shock..dopotutto la perdita di un figlio è sempre tragica,dico bene?”
“Come..? tu! COME HAI OSATO LEGGERE IL MIO DIARIO?!!!? COME HAI OSATO!? Non sai niente! Non mi conosci!!”
“Aiutaci a capire,Jade.”
“Jade,tesoro” disse Victor,cercando di sollevarsi. Jack notò che sotto la sua spalla si stava formando,lentamente,una pozza di sangue. Doveva essere ferito gravemente. La sua voce era debole e fioca “ti..ti supplico. Sono stato un pessimo marito,hai ragione. Voglio aiutarti adesso,però. Cos’è successo? Cosa ti è successo? Non eri tu quella donna nel bosco,non è vero?”
Dagli occhi di Kate iniziarono a rotolare lente alcune lacrime,mentre lei scuoteva la testa.
“No.” disse,la voce spezzata “Tu non mi amavi,Victor..tu non mi amavi abbastanza. Hai smesso di cercarmi..ti sei arreso,così.”
“Ho sbagliato,amore mio. Mi dispiace tanto. Faceva troppo male.”
Kate continuò a singhiozzare e,per alcuni minuti, cadde il silenzio nella cucina. Nessuno si mosse.
L’unico rumore era la pioggia che tamburellava sui vetri in una macabra sinfonia.

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 7 – Svolte

Quando raggiunsero la villetta,stava iniziando ad albeggiare ed il cielo presentava moltissime sfumature diverse.
La pioggia era cessata così come era iniziata e lunghe ombre iniziavano ad allungarsi sul terreno argilloso.
Entrarono in casa illuminati dai primi raggi del sole.
Jack vide che Kate era in cucina e di sicuro doveva essersi accorta della sua ‘gita notturna’.
“Ciao amore.” la salutò.
“Dove accidenti eri finito?” lo salutò lei,infuriata.
“C’è stata un’emergenza” disse Jack,cercando di  mentire il meno possibile,dato che non era il suo forte.
Lei lo guardò,la tazza di latte in mano ed i capelli scarmigliati. Infine si strinse nelle spalle e si sciolse in un sorriso.
“Va bene..un’emergenza è un’emergenza. Vedi tesoro? Sto mangiando di mia spontanea volontà” lo apostrofò lei, con fare scherzoso.
“Questo mi rallegra. Abbiamo un ospite a colazione. Un vecchio amico che ho incontrato in città”
“Bene,bene..preparo anche per lui,allora.” rispose lei,voltandosi a prendere una tazza in più.
Victor entrò nella cucina,sorridendo.
“Buongiorno,signora Headstone.”
Kate si voltò a guardarlo,gli occhi sbarrati come se non potesse credere a ciò che vedeva in quel momento. La tazza le scivolò di mano,finì nel lavello,sbeccandosi.
“Kate!” intervenne Jack,ma lei non sentiva più nulla ormai.
“Cosa..cosa ci fai LUI qui?” chiese con tono incerto.
“Te l’ho detto, è un..”
“Ah..ah,già” disse lei piano,torcendosi le mani “Sedetevi pure. Sarà tutto pronto in un attimo.”
I due uomini si guardarono e,dopo alcuni istanti di esitazione,si sedettero al tavolo.
La colazione finì in fretta e Kate si ritirò rapida al piano di sopra.
“Devi scusarla.” gli disse Jack, con voce bassa,quasi fosse in imbarazzo per il comportamento della moglie “di solito non fa così. Anzi, è la persona più amichevole di questo mondo..non so cosa le stia prendendo.”
Victor tacque e di sedette in poltrona,osservando la stanza.
“L’avete arredata proprio bene” disse,infine.
“Kate ha fatto tutto. è davvero straordinaria in queste cose…sa abbinare i colori con una facilità che non credevo possibile” rispose Jack,con un mezzo sorriso.
Kate scese le scale vestita di tutto punto.
“Kate,tesoro,dove stai andando?”
“Esco. Mi vedo con Lydia. Buona giornata,amore. Buona giornata anche a lei.” con queste parole,uscì,chiudendosi piano la porta alle spalle.
“Stavo pensando..hai provato a chiamare Agatha?”
“La medium? Perché dovrei chiamarla?”
Victor fece spallucce e lo guardo come a dire ‘mi sembrava la cosa più ovvia’. Evidentemente quell’uomo aveva ceduto anche a credere al paranormale pur di darsi una spiegazione.. Poi ci ripensò: tentare non costava nulla. Si ripromise anche di chiamare un dottore per far visitare Kate. Magari potevano andare da un terapista di coppia,visto che non comunicavano più,e si sarebbe risolto tutto. Dallo specialista in soli due mesi di matrimonio! Doveva essere un record,pensò Jack. Prese il telefono e compose il numero della medium. Al primo squillo rispose una voce giovane e frizzante “Pronto? Sono Agatha Noisette. Chi parla?”
“Salve. Il mio nome é Jack Headstone e..”
“Oh. Il nuovo proprietario della villetta di campagna?”
Jack si accigliò. Com’era possibile che tutti quanti in città fossero venuti a sapere che la villetta era stata comprata?
“Sì..”
“Mi spiace,non..”
Victor gli fece cenno di passargli il ricevitore. Jack lo accontentò.
“Ciao,Agatha!” la salutò caldamente. Evidentemente quei due si conoscevano da parecchio tempo.
“Vic? Ma..? Che piacere sentirti!! Da quanto tempo! Come stai? Cosa combini?”
“Si sta,Agatha…come d’autunno sugli gli alberi le foglie.”
“Sempre con le tue citazioni improbabili..che autore é stavolta?” disse la medium con una risatina.
“Un autore italiano. Sicuramente non lo conosci. Non è per parlare di poesia che ti ho chiamata,però.”
“Difatti non mi hai chiamata tu,cocchino. Perché il proprietario di casa tua mi ha cercata? Scommetto che lo hai indirizzato tu..”
“Scommessa vinta. Sei una medium,non dovresti azzardare così. Ho bisogno di te ancora una volta.”
“Non posso,Vic. Non chiedermelo. Già lo sai cos’ho da dire su quella casa.”
“Fallo per me,Agatha. C’è qualcosa di diverso. Qualcosa..di pericoloso.”
La donna dall’altra parte dell’apparecchio sospirò profondamente.
“E va bene. Vengo.”
“Ce la fai a raggiungerci subito?”
“Dovrei. è l’ultimo favore che ti faccio,però. Me ne devi una..”
“Sei fantastica. A presto” Victor riattaccò.
“Allora?” chiese Jack.
“Sarà qui tra poco.”
“Bene. Perché non voleva saperne?”
“Non importa..ha sempre avuto paura di questa casa,dalla morte di Jade.”
Jack annuì in segno di comprensione e si sedette sulla poltrona in attesa.

Un’oretta più tardi,la medium si presentò alla porta.
Jack si era immaginato una donna strana,con cinquemila ciondoli che le pendevano dai capelli,abiti larghi e pieni di veli e magari anche che avesse passato la cinquantina. Per questo motivo,quando Agatha gli si presentò davanti,dovette chiederle il nome ed il cognome.
Era una donna dai lineamenti esili,non molto alta. Aveva i capelli corvini,tagliati in un caschetto asimmetrico  che le terminava sulle guance rosee e che risaltava gli occhi azzurro ghiaccio. Doveva avere non più di trenta,trentacinque anni. Non aveva nessun ninnolo stravagante appeso ai capelli ed indossava un paio di blue jeans e una camicetta a fiori,nulla che indicasse la sua occupazione,tranne la moltitudine di anelli di varie dimensioni che aveva alle dita.
“Posso entrare? Sta ricominciando a piovere.” disse con un mezzo sorriso.
“Uh? Certo,certo..” disse Jack,spostandosi.
Victor si alzò dalla poltrona e le andò incontro.
“Ciao,Agatha” disse,abbracciandola.
“Ti odio,Vic. Ti odio,ti odio” disse lei con il sorriso sulle labbra,mentre ricambiava l’abbraccio “ce l’hai fatta a farmi tornare,disgraziato..”
“è una cosa seria,credo..”
“Lo sento,Vic. Lo sento..come sento che lui non crede nel soprannaturale. è così signor Headstone?”
“Ho i miei dubbi. Di sicuro qualcosa non va. Victor vi ha caldamente raccomandata,signorina”
“Immagino. Se vuole il mio consiglio,faccia le valigie di corsa,prenda sua moglie e se ne vada via,lontano da questa casa.”
Jack alzò un sopracciglio,come se non avesse capito bene cosa la donna avesse detto.
“Qui,signor Headstone, vi è uno spirito molto potente. Mi rida pure in faccia,forza” disse poi.
Jack non si mosse e non cambiò espressione. Fu Victor ad intervenire.
“Uno spirito?”
“Sì,Victor. Credo..credo sia Jade. è arrabbiata. Qui dentro c’è una scia negativa da paura. Tuttavia,non riesco a sentirla. Non è nella casa. è la casa. Potrei provare a parlarci.”
Jack si sedette sulla poltrona,senza riuscire a credere ad una singola parola che veniva pronunciata da Agatha. Fantasmi! Spiriti! Erano roba da bambini! Doveva esserci una spiegazione razionale,anche se non la trovava. I tavolini dei chiromanti non vibravano mai per via di qualche spirito,ma perché vi erano dei meccanismi o perchè erano le gambe del chiromante stesso a farlo oscillare. Bisognava solo scoprire il trucco.. Ma perché mai aveva dato retta a Victor ed aveva chiamato quella donna?
Poi successe qualcosa che mai si sarebbe aspettato di vedere. Agatha perse improvvisamente i sensi. Victor la sorresse,prendendola appena in tempo. Aveva gli occhi bianchi. Le labbra si mossero ed iniziò ad emettere rantoli,parole incomprensibili. Le mani le si contrassero,il corpo si mise a tremare violentemente.
Così com’era cominciato,tutto smise.
La donna chiuse le palpebre e quando le riaprì i suoi occhi erano tornati normali e si trovò attorno i due uomini pallidi come dei lenzuoli. Senza parlare,si alzò dal pavimento e salì al piano di sopra. Victor e Jack,con le gambe tremanti, la seguirono.
“Agatha,cos’è successo? Era Jade..? era..?”
“No,Victor. Non era Jade. Jade è il fantasma di questa casa,ma temo che abbia trovato un involucro diverso. Vuole fare del male. C’è qualcosa che dobbiamo capire..qualcosa che ancora non sappiamo. Dobbiamo aiutarla,Vic.”
Jack s’intromise “Cosa intende per involucro?”
“Hai mai guardato dei film dell’orrore?” Jack annuì “bene.” continuò la donna “Un involucro per uno spirito è un altro corpo. Altrimenti sono legati ad un luogo circoscritto.. Non possono fare molto quando sono inconsistenti. è in quella fase che andrebbero aiutati.”
“Non mi dica che rimangono qui perché hanno qualcosa da terminare,adesso!”
La medium scosse la testa “No. Rimangono qui perché scelgono di rimanere. O perché rimangono incastrati. Non tutti i corpi sono adatti.. ci sono determinate persone, io le chiamo ‘magneti’, che possiedono caratteristiche adatte ad ospitare determinati spiriti.”
“Due cose. La prima: Cosa vuol dire che rimangono ‘incastrati’? La seconda: qualunque persona può essere un potenziale..’magnete’?”
“Alcuni spiriti tormentati si perdono e non riescono ad andarsene. Qualcuno glielo impedisce,magari con il rimorso, oppure non ricevono sepoltura e non trovano la pace necessaria. Sì,qualunque. Non so con criterio vengano scelte. Perché?”
“Penso di sapere perché il fantasma non é più in casa. è appena uscita. Con indosso mia moglie.” disse Jack,il volto pallido.

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 6- Puntini sulle ‘i’

“Kate..mi hai spaventato,tesoro” disse Jack,riprendendo fiato.
Kate non si mosse. I capelli le cadevano sul viso come una fiume di lava. Le braccia erano abbandonate lungo ai fianchi,gli occhi ambrati sembravano emettere scintille dall’intensità del suo sguardo. La pelle,sotto la luce della luna, sembrava marmorea.
“Cosa facevi lassù?” disse con un tono di voce che assomigliava ad un rantolo.
Jack esitò. Continuava a guardarla,incredulo. “Io.. avevo sentito uno squittio. Sospetto che ci sia un topo,di sopra.”
“Un singolo topo. Hai portato la scala fino al secondo piano per un ratto.” disse Kate.
Jack annuì per confermare le sue parole. La moglie si guardò intorno e,senza aggiungere altro,si voltò e tornò in camera.
Un brivido corse lungo la schiena di Jack che rimase immobile ancora qualche minuto. Poi scese piano le scale ed entrò in macchina,lnon poteva aspettare domani. Qualunque cosa vi fosse in quella casa,aveva molto più effetto su Kate che su di lui. Sentì l’innaturale bisogno di allontanarsi da quella dimora e da Kate. Tirò fuori il cellulare e compose il numero di Masden.
Ci furono tre squilli,poi l’uomo,con un grugnito rispose
“Victor Masden. Con chi parlo?”
“Victor? Sono Jack.”
“Jack Headstone?”
“Sì. Ho bisogno di parlarti.Credo sia importante”
“Ti raggiungo.”
“No.” disse lui,frettolosamente “Mia moglie..poi ti spiego. Dimmi dove posso venire.”
“Ti do l’indirizzo.” disse Victor ed iniziò a dettarglielo,mentre Jack lo riportava su un foglietto.
“Perfetto. Sarò lì in pochi minuti. A presto.”

Quando arrivò a casa di Victor,aveva appena iniziato a cadere una pioggerellina leggera che,complici l’oscurità e le luci baluginanti dei lampioni, sfocava le forme dei palazzi intorno a lui. Forse fu per questo motivo che ci mise più tempo a trovare il palazzo,o forse era perchè aveva ancora la mente su Kate. Per completare quella visione spettrale le mancava solo l’apparizione tramite la parete,come in quei film horror che trasmettevano la Domenica sera.
Mentre scendeva dalla macchina tentò di pensare ad altro,ma più provava a scacciare l’immagine della moglie,più quella gli tornava indietro,con insistenza.
Suonò al citofono alla voce Masner.
“Sali pure” rispose la voce dell’uomo,storpiata dal microfono “terzo piano. 17”
Jack prese l’ascensore. Quando arrivò al terzo piano,Victor lo aspettava sulla soglia.
Entrarono e si sedettero in salotto.
“Allora,Jack..posso darti del tu,no?”
“Certo”
“Cos’è successo?”
“Beh..prima devo chiederti una cosa io. Sicuro di non aver dimenticato di dirmi qualcosa di rilevante?”
“Uhm..tipo cosa?”
“Tipo tuo figlio,Victor. Ho trovato un vecchio diario di tua moglie in soffitta e delle fotografie.”
Victor non rispose. Si alzò ed andò verso il mobiletto,dall’altra parte della stanza. Ne tirò fuori una vecchia fotografia sbiadita che ritraeva lui e Jade in casa. La donna teneva in braccio il piccolo che non guardava verso la macchina fotografica,ma verso la sua mamma.
“Si chiamava Brian” disse infine l’uomo,risedendosi sulla poltrona,di fronte a Jack,che,sebbene sapesse già quel dato,non lo interruppe “era..era la cosa più bella che ci fosse mai capitata. Non pensavo che fosse rilevante parlartene,a dir la verità. Forse avevo troppa paura di ricordare. Morì  che aveva appena un anno. Fu un tragico incidente.. Io ero al lavoro quel giorno. Si sa come sono i bambini,tendono a mettere in bocca di tutto..Brian ingoiò una moneta,Jade non se ne accorse in tempo e soffocò. Almeno,questo è ciò che mi fu raccontato dalla signora Goodpot,che stava facendo visita a Jade quella mattina. Mia moglie continuava ad insistere che era solo colpa sua. Voleva che l’arrestassi,addirittura. Feci fare l’autopsia al corpicino di mio figlio e scoprì che la signora Goodpot aveva ragione sulla moneta. Era stato un incidente,senza premeditazione o intenzione di fare del male. Credo..credo che Jade non ci sia mai passata sopra. Era una donna fragile,la sua infanzia non era stata delle migliori. Peggiorò sempre di più,giorno dopo giorno. Dovetti pagare la signora Goodpot perchè rimanesse con lei la mattina,mentre io ero al lavoro. Per questo,quando non rispose alle mie chiamate i giorni in cui ero via,non mi allarmai più di tanto. Era fatta così..aveva le giornate in cui cadeva in profonde crisi per un nonnulla che potevano o sfociare in maniera violenta o in silenzi terrificanti.”
Il pensiero di Jack passò alla moglie ed alla scenata del giorno prima. Cercò di concentrarsi sulla defunta moglie di Victor e di accantonare,per un istante,la propria.
“Quindi..aveva dei disturbi mentali?”
“Lo psicologo che la visitò disse che erano lievi,ma se chiede a Gallaway o a qualunque altro abitante,gliela dipingeranno come un psicopatica,glielo garantisco. La verità era che era solo molto provata. Non era matta e non era neanche pericolosa. Avevamo un cane,Whiskey. Dopo la morte di mio figlio,quando circolavano voci orribili su mia moglie,lo trovai appeso ad un albero in cortile con una pallottola in testa. Le dico,francamente,che chi fece ciò al mio cane era pazzo di sicuro. La gente fa cose crudeli e stupide  quando ha paura,questa è la verità.”
“Ti credo Victor. Mi spiace farti rivivere tutto questo.”
“Se serve a qualcosa,ne vale la pena. Nulla si ottiene per nulla,Jack”
“Giusto. Ancora una domanda: Jade odiava qualcuno?”
“Non che io sappia. Poteva anche essersi creata qualcuno da odiare. Molto spesso, esagerava le cose. Un alito di vento,poteva diventare un uragano.”
“Capisco.. Nel suo diario ho trovato la parola vendetta scritta due volte. Ecco,ti faccio vedere” disse,estraendo il libretto dalla tasca “Il cambio di grafia,può essere stato causato dalla perdita del bambino. Un forte shock,questo è sicuro. Guarda il resto.”
Victor si mise a leggere le ultime frasi,dove troneggiava la parola VENDETTA. Rilesse le stesse righe più e più volte,incredulo.
Poi,ridiede il libricino a Jack.
“Pensavo non scrivesse più. Sapevo che teneva un diario,ma non me l’aveva mai fatto leggere..”
Jack stette in silenzio. Riconobbe lo shock dietro agli occhi azzurri di Victor. Aveva appena scoperto un lato della moglie che ignorava,che non aveva mai visto. Jack si sentì un groppo in gola. Si chiese perché stava lì,a demolire il dolce ricordo di un uomo che ancora piangeva la moglie,invece di essere a letto con Kate a dormire.
“Evidentemente,c’era qualcosa che non mi diceva. Jack.. io..non essere arrabbiato con te stesso. Voglio solo la verità..per quanto possa far male. Sono passati tredici anni. Fino ad oggi ho tenuto mia moglie su una mensola,la osservavo e la contemplavo,ma senza interessarmene veramente. Sento che, con il tuo aiuto,la verità verrà fuori.”
Jack lo guardò. Sembrava quasi che avesse letto fra i suoi pensieri.
“Avete fatto l’autopsia quando Jade fu ritrovata?”
Victor scosse la testa “Non mi fu concesso.”
“Non è un diritto?”
“In teoria. Non ero né dell’umore né nelle condizioni per far valere i miei diritti,all’epoca. Pensavo solo a trovarla e quando rinvenimmo il corpo,trovai finalmente un po’ di sollievo. Era una verità facile. Caduta e tragicamente persa. Faceva male,davvero male,ma.. Santo cielo,non vado fiero di questo. Forse volevo solo lasciarla andare,in quel momento. Ma adesso.. Scrive che non sapevo qualcosa. Se solo le avessi dato retta..”
“Non darti colpe,il tempo non torna indietro. Forse siamo ancora in tempo a rimediare. Vieni da me stanotte.”
“A proposito della casa..cos’è successo quando mi hai chiamato?”
“Ti sembrerà stupido,ma..ero spaventato da Kate. Magari mi sono autosuggestionato leggendo il diario di Jade..quando sono sceso dalla soffitta lei era là ad attendermi. Sembrava un cadavere sotto la luce della luna. Il cervello può fare brutti scherzi,a volte.”
Victor annuì mentre prendeva il cappotto.
Si vestirono ed uscirono di nuovo in quella fredda notte di inizio estate. Ora pioveva a dirotto e le strade erano piene di rigagnoli d’acqua. Corsero verso la macchina e salirono per dirigersi di nuovo verso la villetta.

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 5- Il diario

Quando arrivò a casa, Jack aveva ancora la sua mente fissa su ciò che Victor gli aveva raccontato.
Ma, pensò, se davvero aveva piantato capra e cavoli,lasciando tutto com’era,perchè la casa era semivuota?
Scosse la testa e salì le scale. Kate stava dormendo tranquilla nella loro camera.
Jack le diede un bacio sulla fronte e lei si mosse un po’,poi,dopo due o tre secondi,si fermò,ripiombando in un sonno profondo.
Le rimboccò piano le coperte e poi uscì dalla camera,socchiudendo la porta senza nessun rumore.
Pensò che c’era una stanza che non avevano mai visitato: la soffitta. Quella non gli era stata mostrata dall’agente immobiliare e se ne erano presto dimenticati,tutti presi dalle stanze principali.
L’agente aveva solo accennato a quella stanza,puntando un dito verso il soffitto del secondo piano,dovi si poteva vedere,sforzandosi una botola. Jack uscì in cortile e prese la scala che aveva usato per ultimare i lavori alla facciata.
Attento al minimo rumore,la portò su per le scale e la posizionò sotto la botola,vi montò e spinse la porticina di legno che si aprì senza alcun suono.
Jack si dovette issare con le braccia per riuscire ad entrare. Con tutta probabilità,in passato,doveva esserci stata una scala a pioli al piano,l’unica sufficientemente stretta ed alta da potersi incastrare in quell’apertura così angusta in cui lui a malapena passava.
All’interno della stanza si respirava un forte odore di polvere e di chiuso. Jack tastò la parete che aveva affianco,il cuore che aveva accelerato il ritmo. Trattene il respiro quando i suoi polpastrelli entrarono in contatto con qualcosa di freddo e duro. Lo tastò con riluttanza fino a che non comprese cosa potesse essere: un interruttore. Spostò l’indice verso il fondo del pulsante,che notò essere sollevato. Con un click,la luce si accese,rivelando l’interno della soffitta: vi erano ragnatele praticamente ovunque,tutte coperte di polvere grigia e spessa che si era depositata sopra ogni oggetto,mensola e centimetro di pavimento.
Jack chiuse la porticina. Notò che non vi erano finestre o altre vie d’accesso alla stanza.
Si mosse tra gli scaffali e le vecchie scatole sbiadite,senza nessun’idea di dove andare a cercare. Forse stava solo cercando qualcosa di comune in un posto dove tutto era insolito..
Un vecchio baule attrasse la sua attenzione. Era grande e si trovava addossato alla parete in fondo,isolato da tutte gli altri scatoloni
I vecchi bauli contengono sempre cose interessanti,si disse,aprendolo. Subito si sollevò una nuvola polverosa che lo fece tossire e starnutire violentemente. Quando riuscì finalmente a guardare dentro,vi trovò dei vecchi album. Aprì il primo e vi trovò delle fotografie a colori,tutte in buone condizioni. Più della metà ritraevano una giovane coppia. Riconobbe l’uomo come Victor, il poliziotto che aveva incontrato poche ore prima, e la donna doveva essere sua moglie Jade. Era minuta ed esile,ma proporzionata. Il viso era contraddistinto da due occhi scuri e da moltissime lentiggini sulle guance rosee. I capelli ricci erano castani,tendenti al rosso e le cadevano disordinati sulle spalle e sulla schiena.
Sotto le foto,in bella grafia,erano riportate delle date e vi era scritta qualche parola come “09-06-2000 Vic,30 anni da ora” o ” 12-25-1995 Buon Natale!”. Le foto erano raccolte in ordine cronologico e mostravano sempre Victor e Jade, insieme o separati. Jack si sentiva come un ladro nello sfogliare quell’album,ma ne era come ipnotizzato. Tutto ad un tratto un terzo soggetto iniziò a comparire nelle foto. Si trattava di un bambino,un tenero e paffuto neonato che non doveva avere più di tre mesi. Si fermò su una foto che ritraeva il bebè avvolto in copertina azzurra,tra le braccia di Jade che sorrideva amorevolmente al fagottino che teneva in braccio. Rapido,si affrettò a leggere la didascalia “05-26-1998 Benvenuto,Brian!”
Victor non aveva fatto alcun cenno alla nascita di un bambino. Che lo avesse portato con sé dopo ciò che era accaduto? Il piccolo compariva in tutte le foto dal 1998 fino al 1999, poi le foto saltavano bruscamente al 2000. Il bambino era scomparso dagli scatti. Cos’era successo?
Jack fece due calcoli: l’agente immobiliare aveva detto che la casa era stata abbandonata per circa dodici anni,il che faceva risalire la morte di Jade e la fuga di Victor  nel 2000. Lo stesso anno in cui erano state scattate le ultime cinque fotografie,due delle quali erano prive di didascalia. Jack si concentrò sulle altre tre: la grafia era diversa,sebbene si distinguessero i tratti principali,che la ricollegavano con le altre scritte presenti nell’album,le lettere si erano fatte più strette e marcate,alcune addirittura incerte. In quei due anni doveva essere successo qualcosa,qualcosa che i Masner dovevano aver cercato di dimenticare,non registrandolo. Impossibile che un album così ricco di dettagli fosse stato abbandonato per due anni per puro caso.
Jack lo posò accanto a sé e si rimise a guardare all’interno del baule. Dopo aver spostato alcune riviste e qualche cianfrusaglia,trovò un libretto che,sulla copertina,recava la bella grafia delle didascalie all’inizio dell’album fotografico a comporre la scritta “Jade:memories”.
Tipico delle donne,tenere un diario pensò diamogli un’occhiata,potrebbe contenere qualcosa di utile..
Aprì e lesse la prima pagina:

06-04-1990

Caro diario,
finalmente sposati!
Siamo in luna di miele,quindi non posso passare troppo tempo a scriverti.
Abbiamo optato per le Maldive. Sono un vero spettacolo!
Al rientro staremo nella casa di mamma e papà.
Sono stra-felice!!
Ci sentiamo al rientro,
un bacio dalle Maldive,
Jade.

Sotto vi era,fermata con una graffetta,una foto del matrimonio ed una che la ritraeva in costume da bagno mentre abbracciava Victor.
Andò un po’ avanti,fino al 1998. Cercò il mese di Maggio, dove troneggiava una pagina con tantissimi cuoricini di varie dimensioni e colori.

05-29-1998

Rientro a casa dall’ospedale.
è un  bellissimo maschietto!
Abbiamo deciso di chiamarlo Brian,come papà.
Victor continua a dire che ha i suoi occhi ed il mio sorriso..
spero proprio che abbia ragione.
Ti allego una foto della famiglia al completo con il suo nuovo piccolo membro.
Non sembriamo i protagonisti di una serie televisiva??
Magda dice che siamo la famiglia modello.
Una delle tante.
Le cose non potrebbero andare meglio.
Ora ti lascio,il bambino ha molta fame ed anche Brian deve fare la pappa.
A presto,
Jade.

Jack continuò a leggere il diario,ma nelle pagine successive non si parlava affatto del bambino in maniera diretta,ma solo della sua cameretta o dei giocattoli che gli avrebbero comprato per Natale lei e Victor.
Anche nel diario,notò, vi era una sorta di buco temporale: dalla fine del 1998 fino alla fine del 1999,non vi erano notizie.
Per tutto il 1999 vi erano solo frasi sconnesse,scritte con la grafia più grezza che caratterizzava l’ultima parte dell’album che aveva visto prima. Non vi era nessuna data,solo l’anno,buttato a caso nella pagina: a volte sopra le parole,altre sotto..persino al centro della pagina stessa dove la frese era stata scritta in su per evitare di scrivervi sopra. Frasi come “LO SO CHE è COLPA MIA. PERDONO” o “MEA MAXIMA CULPA.”. Jack le osservò con tanto d’occhi. Un altro salto temporale fino alla metà del 2000. Jack controllò: le pagine successive erano bianche.
Deglutì e lesse l’ultima pagina su cui,scritte in rosso,spiccavano poche frasi sconnesse.

Marzo 2000

Troppo stanca.
Ho paura.
Victor non capisce.
Non sa.
Quanto dolore può sopportare un essere umano?
Sono perduta.
Non si va avanti.
Infranta.
Sono un disastro.
Umiliata.
A chi importa la verità?
Nessuno mi ascolta.
VENDETTA.
PERDONO.
VENDETTA.

Le ultime tre parole erano state scritte premendo la penna così forte che quasi avevano oltrepassato il foglio,lasciando un segno nelle pagine successive. L’ultima parola occupava quasi metà foglio.
Vendetta? Verso chi era rivolta? Contro chi voleva vendicarsi? Perchè? Perché Jade,che si era mostrata felice fino ad una ventina di pagine prima si autodefiniva ‘perduta’? Perché implorava il perdono? Per chi? Per sè o per qualcun altro? Di cosa si incolpava così duramente qualche pagina prima?
Più Jack ficcanasava nel passato degli abitanti di quella dimora,più la storia si complicava. C’era qualcosa nascosto dietro quella storia,qualcosa che non era apparso sui giornali.
Si ripromise che,il giorno dopo,avrebbe chiamato Victor e gli avrebbe parlato del diario e gli avrebbe chiesto chiarimenti.
Sebbene si ripetesse nella sua mente che non c’entrava nulla con il passato di quella dimora,non riusciva a lasciar perdere.
Si alzò,la gamba mezzo addormentata e si mise il libricino nella tasca interna della giacca,considerando che,per scendere,gli sarebbero servite entrambe le mani. Aprì la porta della botola e spense la luce.
Una volta uscito,richiuse lo sportello e scese la scala.
Quando smontò dall’ultimo gradino e si voltò, dovette trattenere un grido.
Kate era in piedi,sveglia,a cinque passi dalla scala,gli occhi infossati e l’espressione feroce.

Standard
Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 4- Retroscena

“So perché sei qui”
“Almeno uno di noi due lo sa,allora”
Paul,ammesso che quello fosse il suo vero nome (Jack ne dubitava fortemente), si era rivelato essere un uomo piuttosto alto e robusto e doveva avere non più di una quarantina d’anni. Il suo viso era armonioso,la mascella quadrata,due labbra sottili e gli occhi azzurri,velati da pensieri scuri e cupi, era caratterizzato da una barba incolta e nera come i suoi capelli.
Erano seduti al tavolino esterno di un bar in centro ,tra la confusione dei passanti e quella degli altri avventori.
“Sembri sconvolto” gli disse il poliziotto.
“Sono stranito. Allora..hai detto che c’erano cose che non sapevamo. A cosa ti riferivi?”
“So che vi siete appena trasferiti nella villetta in campagna.”
“è esatto. Siamo lì da un paio di mesi. Cosa c’entra questo con le informazioni?”
“Sono preoccupato per sua moglie.”
“Kate? Cosa sai di lei?” chiese Jack,il tono di voce si era fatto più aggressivo.
“Nulla in particolare. In quella casa accadono cose strane,signor Headstone, Cose a cui io stesso non credevo finché..”
“Cosa? Finché cosa?”
“Lasci perdere. Cosa le hanno detto di quella casa?”
“Solo che era la dimora di una coppia,alcuni anni fa e che quello era il posto più romantico della città.”
“Le scomparse sono romantiche? Da quando? Oramai la gente ha davvero il gusto dell’orrido. Signore,la verità è che lei non sa nulla di quella casa.”
“Immagino che lei sappia tutto,invece.”
“Molto più di quanto lei pensi. Vede..io abitavo in quella casa.” Jack lo guardò Aveva tutta la sua attenzione “Era la casa di mia moglie. Eravamo sposati da dieci anni ed avevamo sempre vissuti lì,i suoi genitori erano venuti a mancare prima delle nozze,lasciandocela in eredità. Se avessi saputo cosa sarebbe successo,avrei fatto le valigie ed avrei alzato i tacchi.”
“Non sta a noi prevedere il futuro” disse Jack “Cosa accadde?”
“Venne a farci visita un uomo,un giorno,si era appena trasferito.”
“Gallaway..” mormorò piano Jack
L’uomo annuì e continuò “Era un tipo affabile,per niente pericoloso,ma Jade,mia moglie, ne era assolutamente intimidita. Quando me lo confessò,le dissi che non vedevo nessun motivo di temerlo. Era solo un arrogante venditore porta a porta,era il suo lavoro essere invadente. Pochi giorni dopo,fui chiamato a prestare servizio fuori città. Dovevo stare fuori solo pochi giorni,ma venni trattenuto per alcune settimane. Jade non rispondeva alle mie telefonate. Pensavo ce l’avesse con me perchè non ero tornato prima e non diedi peso alla cosa. Sa come possono essere le mogli,a volte. Pensavo che le sarebbe passata in un paio di giorni.. Ricevetti una telefonata,ma non di Jade. Era di un mio collega che mi informava che mia moglie era scomparsa” fece una pausa e bevve un sorso d’acqua. Ricordare non doveva essere facile. “Tornai subito a casa. Mi dedicai solo a lei,a ritrovarla. Persi il lavoro. Non trovai nulla per mesi,solo poco sangue sotto una piastrella,in cucina,già raggrumato. Poteva essere vecchio di mesi. Non seppi mai se fosse di Jade o di qualcun altro.” alzò lo sguardo,che fino ad allora aveva tenuto basso,ed incrociò quello di Jack,che lo guardava in silenzio “Penserà che sia un pazzo,che sia stato uno sciocco a non badare ad una traccia come quella,ma si riservi le critiche per dopo. Tre giorni dopo,andai a cercare in lungo e in largo nel bosco,con alcuni amici e dei volontari. La trovammo lì,riversa sull’erba. Il volto era completamente sfigurato. Il commissario disse che,probabilmente,era scivolata ed aveva battuto la testa. Il caso venne chiuso senza ulteriori indagini.”
“Perchè questa vicenda dovrebbe interessare anche noi?”
“Perchè..dopo che il cadavere fu ritrovato,in quella casa iniziarono ad accadere le cose più strane. Voci,incubi,luci che si spegnevano all’improvviso,rumori nel cuore della notte. Fuggii e mi ripromisi di non tornare. Nessuno doveva entrare in quella casa..qualcosa non andava. Quando ho saputo che era stata venduta,era troppo tardi. Ho pensato di avvertirvi,ma non avevo trovato il coraggio..fino ad un mese fa. Mi scuso se vi ho fatto preoccupare. A proposito..mi chiamo Victor. Victor Masner.”
Jack si tenne la testa tra le mani.
“Non credo che lei sia pazzo,signor Masner. Tutt’altro. Mi risulta troppo facile credere alla sua storia.”
“Strani avvenimenti?”
Jack annuì. “Ma..credere nel paranormale! Non..non è possibile. Pensavo di essermi solo suggestionato.”
“Ha notato qualcosa nella casa? Qualcosa che potrebbe essere strano?”
“Nulla di particolare. Ci sembrava solo una vecchia villa abbandonata,non diversa da tante altre. Carta da parati sbiadita,vecchi mobili con le ante che rimangono in mano,alcuni lampadari mancanti,pavimenti da rifare.”
“Lampadari?”
“Sì. Vi è un gancio al centro della cucina. L’agente immobiliare ci ha detto che c’è sempre stato,fin da quando la casa è stata rilevata.”
“Non c’è mai stato un lampadario in cucina. Non di quelli grandi almeno. Solo una lampada.”
“Non l’aveva mai notato?”
“No,ma Jade faceva spesso dei lavori in casa. Non lavorava ed era molto brava nel fai da te. Può avercelo messo lei per qualche motivo che mi sfugge..magari qualche lavoro.”
“Magari. Mi spiace molto per la sua perdita.”
“Anche a me,ma sono passati tanti anni,ormai. Il ricordo fa sempre male,anche se è un dolore diverso.”
“Farò meglio ad andare a casa, ora.Non mi fido a lasciare Kate da sola per troppo tempo. Vuole..vuole venire?”
“Meglio di no. Ho delle faccende da sbrigare. Tenga” disse,passandogli un fogliettino. Jack lo lesse: vi erano scritti due nomi,quello di Victor e quello di una donna,Agatha. Sotto di essi erano scribacchiati due numeri di telefono.
“Uno è il mio numero privato,l’altro è il numero di un’ottima medium”
Jack lo guardò negli occhi,scettico.
“Nel caso decidesse di credere nel paranormale.” aggiunse Victor.
Si strinsero le mani e si separarono.

Standard