Citazioni - Quotes, In prosa, Life, Pensieri sparsi, Sensations&Thinkings

La dura legge dell’asticella del “NO”

Ndr: Il seguente articolo non è né pretende di essere considerato un tema affrontato su basi scientifiche. Tutte le considerazioni qui espresse sono strettamente personali ☮
Buona Lettura 😘📜

 

“Contra el vicio de pedir, hay la virtud de no dar”

 

Questo proverbio spagnolo (lett. “contro il vizio di chiedere, c’è la virtù del non dare”) si rivolge a tutti coloro che si trovano accanto una persona, più o meno vicina, che si rivela essere una vera e propria macchinetta spara scusa-potresti-farmi-un-favore-grazie (laddove il “grazie è opzionale, più no che sì nei sondaggi con “s” minuscola) e da a tutti loro un consiglio prezioso su come comportarsi: quando le richieste diventano una routine quotidiana ed esosa per chi le deve accogliere, può essere utile avere il coraggio di dire di no.

Recentemente è una frase che da neutra è passata ad avere un significato ed un ruolo molto attivo nella mia vita. Se prima la associavo solo alla classica immagine della madre severa che rimbrotta il bambino “viziati” sempre lì con tra”mi compri questo” ed un “mi compri quello“, ora la vedo prendere forma all’interno della mia stessa esperienza personale (e no, non sono diventata mamma in questa assenza, cari lettori, garantisco io per me ✋😬) e mi sono resa conto di quanto sia difficile imporre l’asticella del “no”.
Più precisamente: in che momento è giusto dire di no? 

Questa prima domanda mi pare molto semplice: quando ci fa stare bene un “no” onesto e semplice, piuttosto che il dover ricorrere un “sì” a denti stretti, rancoroso ed incacchiato (et voilà con i francesismi).

Tuttavia, dato che nella vita tutto può solo sembrare semplice, senza mai effettivamente esserlo, sorge un problema essenziale: se questo “sì” è così scomodo da pronunciare, perché spesso siamo disposti a sopportarne il peso? Per apparire buoni, ovviamente! Cerchiamo di essere apprezzati dai più mostrandoci sempre disponibili ad assecondare le loro richieste – nessuno ti da niente per niente… o no?

Ci sono tre modi di rispondere ad una richiesta di aiuto: l’aiuto disinteressato (o spontaneo) quando aiutiamo il nostro prossimo solo perché possiamo e vogliamo veramente aiutare l’altra persona, vederlo realizzato in ciò che fa e possibilmente felice nel corso della sua vita, l’aiuto forzoso obbligato, ovvero tutte quelle mansioni di supporto che ci vediamo “costretti” a fare, pena severe conseguenze tangibili su vari livelli (ad esempio con i superiori), e l’aiuto forzoso autoindotto, quando l’aiuto che diamo non è spontaneo, ma “sarebbe scortese dire di no quando questa persona si aspetta che io possa aiutarla” anche se nessuno ci obbliga a fare nulla e le conseguenze sarebbero minime o anche nulle.
La terza categoria (aiuto forzoso autoindotto) è indubbiamente quella più problematica perché semi (o a volte anche interamente) psicologica, che spesso ci rende “schiavi” sì, ma di noi stessi. Molte volte abituiamo male le persone quando ci mostriamo sempre desiderose di aiutarle tutte indifferentemente ed in qualsiasi compito. Dopo un po’ si innesca così un meccanismo infernale: la colpa
Se qualcuno ci chiede aiuto e noi sappiamo che potremmo aiutarlo, ci sentiamo immensamente in colpa – anche se abbiamo i nostri impegni, se essi possono essere ri-arrangiati (anche svantaggiosamente) per risolvere quel problema, allora l’azione che viene da fare è rinunciarvi – aiutare ad ogni costo. Ed arrabbiarsi come pazzi furiosi se, quando arriva il nostro turno, non ci viene ricambiata la cortesia.
Ho passato anni a rimuginare sull’argomento. Sì perché è innegabile che uno abbia tutto il diritto di arrabbiarsi, di pensare “ma come, io ho messo da parte tutto per darti una mano e ora tu ti giri dall’altra parte?”. Legittimerrimo*. Oppure no?
In realtà, se ripercorriamo tutto quel percorso, nessuno ci ha mai chiesto di cancellare i nostri impegni, di rinunciare a qualcosa di nostro – abbiamo scelto. Ed abbiamo scelto di farlo perché volevamo apparire gentili, disponibili, affidabili ed anche per poter essere aiutati a nostra volta, ma nulla ci è dovuto, nemmeno a seguito di un aiuto disinteressato da parte nostra. Se in più la persona che chiede è sempre la stessa e ci tratta con la delicatezza che si riserverebbe ad un distributore di bevande inceppato che, per giunta, non da il resto (💸 *sigh* 💸) ed un po’ pensa anche che lo dobbiamo per forza essere, allora beh, la frustrazione sale a livelli di pericolosità fuori scala.

Ed è qui che dobbiamo sempre tenere a mente che 

” Chiedere è lecito, rispondere è cortesia”

Quindi chi chiede ha tutto il diritto di farlo, così come chi riceve la richiesta deve rispondere per cortesia…. ma questa risposta può anche essere un sonoro, rotundo (ma comunque educato) “no, non posso”, senza sensi di colpa. Ci sono favori e favori, pesi e pesi e molto dipende sicuramente dal rapporto che abbiamo con l’altra persona, è vero, ma se sospettiamo un raggiro o percepiamo di essere usati, questa sensazione andrebbe indagata, esplorata e da qualche parte un nodo che ha fatto nascere tutto ci deve essere una situazione perlomeno equivoca – nulla si genera dal nulla più assoluto. A volte, i “no che aiutano a crescere” sono indispensabili anche tra gli adulti. Chissà, qualcuno potrebbe anche davvero imparare qualcosa… e sicuramente ci permetterebbe di vivere meglio i rapporti con gli altri e con noi stessi.

 “Quando dici ‘sì’ agli altri, assicurati di non stare dicendo ‘no’ a te stesso.”
Paolo Coehlo

 

 

vi ho fatti rabbrividire eh? 🤭
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In prosa, Life, Pensieri sparsi, Sensations&Thinkings, Uhm..

La mia dimensione

Rendersi conto di quanto prima di te si parlava senza avere nulla da dire e di quante poche parole vengano fuori ora che il mondo mi è scoppiato nel cuore, di quanto si cerchi di tenere dentro queste piccole perle di ricordi, lavorate, incise, lucide e perfette lacrime di luna piena che si tengono nascoste da quella gente che non capisce e parla troppo, pur non sapendo nulla e si riempe di fumo la bocca affilando le candide zanne venefiche, che brama il sangue sciolto, che sibila in un sussurro al quale siamo diventati sordi.

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L&L : Lavori vari, Life, Pensieri sparsi, Sensations&Thinkings, Uhm..

Il libro della vita

Alla fine vivere è né più né meno come scrivere un libro. Un enorme manoscritto a trama libera con decine e decine di capitoli; alcuni molto brevi, altri un po’ più sostanziosi.
A volte hai voglia di piantarla lì, non trovi l’ispirazione e ti chiedi cosa stai facendo. Scrivi una parola, poi un’altra e un’altra ancora. E tutte ti sembrano pesanti come macigni. Vacilli, non sei convinto nemmeno tu, non sai come continuare.
Poi rileggi.
E prendi la parola giusta. Ti rimetti in carreggiata.
E la successiva, magari sussurrata da un amico, magari saltata fuori da un discorso, da un pensiero, da un giorno come un altro..e sì,sì ora ha un senso. È perfettamente chiaro. Ti lanci in una spirale narrativa mozzafiato dalla quale non puoi più scioglierti..e scrivi, scrivi con passione ed entusiasmo.
Coloro ai quali sarà concesso leggere parte di questo libro e faranno parte dell’ altra non sempre capiranno. Ognuno fará la sua critica, ognuno la sua recensione. Alcuni saranno entusiasti e ci incoraggeranno. Altri non lo faranno e muoveranno critiche su critiche. Teniamo quelle costruttive da parte è proseguiamo.
Non ci è permesso fermarci.

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Ci saranno i momenti di pausa o di sconforto, ma saranno quelli a portare le gioie inattese, come il più bel regalo.
È per questo che, in fondo, si vive. Per vedere come continua la storia… e gli sviluppi, i “plot twist”, per così dire, sono infiniti.
Nulla è già stato scritto.
La pagina bianca ci aspetta e solo noi possiamo decidere come riempirla.  Non esiste l’editing, ma solo una bella copia. Non ci è concesso eliminare i passi che non ci piacciono, ma ci è consentito scriverne altri che rivedano i primi.
Facciamo dunque in modo che la rilettura ci sia piacevole e senza rimpianti al momento di scrivere la parola fine.

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Pensieri sparsi, Sensations&Thinkings

Riflessioni di mezzanotte

Chissà come a quest’ora mi ritrovo sempre a riflettere e a discutere con me stessa sui grandi problemi esterni ed interni a questo mio essere vago ed ancora non ben definito.
Prodigioso eccome il cervello umano! Gira che ti rigira, sono sempre al punto di partenza.
Che ci sia un timer? Un evento programmato? Una sveglia con la scritta: “mezzanotte (00:00) – ore tre (03:00) pausa riflessioni più o meno serie”?
E pam! Una pedata al sonno,a quel tenero, paffuto angioletto che se stava nascosto lì,tra il collo e la spalla con gli occhi impastati ed uno sbadiglio sulle labbra.
In compenso guardo le stelle e rifletto. è come se l’anima si calmasse per un po’. Come se nulla fosse mai accaduto.. sembra che il tempo si fermi,per un istante,tutto è chiaro e limpido.
Fuori il mondo tace e l’animo,con rispetto,si quieta ed ascolta, estasiato, il silenzio. Quel silenzio che poco conosce,ma che tanto ama.
Così finisce un’altra giornata di caos e di stress,nella pace più pura e in riflessioni casuali..che portano via come la corrente.

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Pensieri sparsi, Poesie, Sensations&Thinkings

Notte

Stasera si guardano le stelle,

affisse ad una ad una con lo spillo,

ferme immobili e di cristallo,

gli occhi ancora svegli,ma la mente già appannata,

mentre il pensiero va agli amici,

lontani e vicini,

che condividono le stesse migliaia di occhi lucenti.

Poi si sposta al domani,

mentre gli occhi si chiudono

ed il cuore si apre,

lasciandoci la libertà e la poesia di un sogno.

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