L&L : Lavori vari, Life, Pensieri sparsi, Sensations&Thinkings, Uhm..

Il libro della vita

Alla fine vivere è né più né meno come scrivere un libro. Un enorme manoscritto a trama libera con decine e decine di capitoli; alcuni molto brevi, altri un po’ più sostanziosi.
A volte hai voglia di piantarla lì, non trovi l’ispirazione e ti chiedi cosa stai facendo. Scrivi una parola, poi un’altra e un’altra ancora. E tutte ti sembrano pesanti come macigni. Vacilli, non sei convinto nemmeno tu, non sai come continuare.
Poi rileggi.
E prendi la parola giusta. Ti rimetti in carreggiata.
E la successiva, magari sussurrata da un amico, magari saltata fuori da un discorso, da un pensiero, da un giorno come un altro..e sì,sì ora ha un senso. È perfettamente chiaro. Ti lanci in una spirale narrativa mozzafiato dalla quale non puoi più scioglierti..e scrivi, scrivi con passione ed entusiasmo.
Coloro ai quali sarà concesso leggere parte di questo libro e faranno parte dell’ altra non sempre capiranno. Ognuno fará la sua critica, ognuno la sua recensione. Alcuni saranno entusiasti e ci incoraggeranno. Altri non lo faranno e muoveranno critiche su critiche. Teniamo quelle costruttive da parte è proseguiamo.
Non ci è permesso fermarci.

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Ci saranno i momenti di pausa o di sconforto, ma saranno quelli a portare le gioie inattese, come il più bel regalo.
È per questo che, in fondo, si vive. Per vedere come continua la storia… e gli sviluppi, i “plot twist”, per così dire, sono infiniti.
Nulla è già stato scritto.
La pagina bianca ci aspetta e solo noi possiamo decidere come riempirla.  Non esiste l’editing, ma solo una bella copia. Non ci è concesso eliminare i passi che non ci piacciono, ma ci è consentito scriverne altri che rivedano i primi.
Facciamo dunque in modo che la rilettura ci sia piacevole e senza rimpianti al momento di scrivere la parola fine.

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Citazioni - Quotes, Español, L&L : Lavori vari

Los ojos verdes

-Iñigo, tú que eres viejo, tú que conoces las guaridas del Moncayo, que has vivido en sus faldas persiguiendo a las fieras, […] dime: ¿has encontrado, por acaso, una mujer que vive entre sus rocas?
-¡Una mujer! -exclamó el montero con asombro y mirándole de hito en hito.
-Sí -dijo el joven-, es una cosa extraña lo que me sucede, muy extraña… Creí poder guardar ese secreto eternamente, pero ya no es posible […] Voy, pues, a revelártelo… […] Desde el día en que, a pesar de sus funestas predicciones, llegué a la fuente de los Álamos, […] se llenó mi alma del deseo de soledad.
Tú no conoces aquel sitio. Mira: la fuente brota escondida en el seno de una peña, y cae, resbalándose gota a gota, por entre las verdes y flotantes hojas de las plantas que crecen al borde de su cuna. […]
En el lago caen con un rumor indescriptible. Lamentos, palabras, nombres, cantares, yo no sé lo que he oído en aquel rumor cuando me he sentado solo y febril sobre el peñasco […] Todo allí es grande. La soledad, con sus mil rumores desconocidos, vive en aquellos lugares y embriaga el espíritu en su inefable melancolía. […]
Cuando al despuntar la mañana me veías tomar la ballesta y dirigirme al monte, no fue nunca para perderme entre sus matorrales en pos de la caza, no; iba a sentarme al borde de la fuente, a buscar en sus ondas… no sé qué, ¡una locura! El día en que saltó sobre ella mi Relámpago, creí haber visto brillar en su fondo una cosa extraña.., muy extraña..: los ojos de una mujer.
Tal vez sería un rayo de sol que serpenteó fugitivo entre su espuma; tal vez sería una de esas flores que flotan entre las algas de su seno y cuyos cálices parecen esmeraldas…; no sé; yo creí ver una mirada que se clavó en la mía, una mirada que encendió en mi pecho un deseo absurdo, irrealizable: el de encontrar una persona con unos ojos como aquellos. En su busca fui un día y otro a aquel sitio.
Por último, una tarde… yo me creí juguete de un sueño…; pero no, es verdad; le he hablado ya muchas veces como te hablo a ti ahora…; una tarde encontré sentada en mi puesto, vestida con unas ropas que llegaban hasta las aguas y flotaban sobre su haz, una mujer hermosa sobre toda ponderación. Sus cabellos eran como el oro; sus pestañas brillaban como hilos de luz, y entre las pestañas volteaban inquietas unas pupilas que yo había visto…, sí, porque los ojos de aquella mujer eran los ojos que yo tenía clavados en la mente, unos ojos de un color imposible, unos ojos…
-¡Verdes! -exclamó Iñigo […]
Fernando lo miró a su vez […] y le preguntó con una mezcla de ansiedad y de alegría:
-¿La conoces?
-¡Oh, no! -dijo el montero-. ¡Líbreme Dios de conocerla! Pero mis padres […[ me dijeron mil veces que el espíritu, trasgo, demonio o mujer que habita en sus aguas tiene los ojos de ese color. Yo os conjuro por lo que más améis en la tierra a no volver a la fuente de los álamos. Un día u otro os alcanzará su venganza y expiaréis, muriendo, el delito de haber encenagado sus ondas.
-¡Por lo que más amo! -murmuró el joven con una triste sonrisa.
-Sí -prosiguió el anciano-; por vuestros padres, por vuestros deudos, por las lágrimas de la que el Cielo destina para vuestra esposa, por las de un servidor, que os ha visto nacer.
-¿Sabes tú lo que más amo en el mundo? ¿Sabes tú por qué daría yo el amor de mi padre, los besos de la que me dio la vida y todo el cariño que pueden atesorar todas las mujeres de la tierra? Por una mirada, por una sola mirada de esos ojos… ¡Mira cómo podré dejar yo de buscarlos!
(G.A. Béquer; Los ojos verdes; Leyendas)

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-Iñigo, tu che sei anziano,tu che conosci le insidie del Moncayo*, che hai vissuto al suo interno cacciando gli animali selvatici,  dimmi: hai mai visto, per caso, una donna che vive tra le sue rocce?
-Una donna!- esclamò il montero** con spavento e squadrandolo palmo a palmo.
-Sì- disse il giovane -è una cosa strana quel che mi succede, molto strana.. Credevo di poter tenere questo segreto per sempre, ma non è più possibile.. […] Quindi, dunque, te lo riveleró […] Dal giorno in cui, nonostante le tue sinistre predizioni, giunsi alla fonte De Los álamos*** […] la mia anima si riempí di desiderio di solitudine. Tu non conosci quel luogo. Osserva: la fonte sgorga nascosta nel seno di una roccia e cade, rimbalzando goccia a goccia, tra le verdeggianti e galleggianti foglie delle piante che
crescono sul bordo delle sue sponde. […] Cadono nel lago**** con un suono indescrivibile. Lamenti, parole, canti, non so quel che udii in quel suono quando mi sono seduto solo e febbrile sopra il masso […] Tutto laggiù è immenso. La solitudine, con i suoi mille suoni sconosciuti, vive in quei luoghi e ubriaca lo spirito nelle sua ineffabile malinconia […]
Quando allo spuntare del giorno mi accingevo a raccogliere la balestra e a dirigermi verso il Monte, non era per perdermi nei suoi anfratti dopo la caccia, no, andavo a sedermi sulle sponde della fonte, a cercare tra le sue onde… non so cosa, una pazzia! Il giorno in cui saltó sopra di lei il mio Relámpago*****,  credetti di aver visto brillare nel fondo una cosa strana..,molto strana..: gli occhi di una fanciulla.
Forse sarà stato un raggio di sole che serpeggió fuggitivo tra la sua spuma; forse sarà stato uno di quei fiori che galleggiano nelle alghe del suo seno e le quali corolle paiono smeraldi..; non so; credetti di vedere uno sguardo che si fissò nel mio, uno sguardo che fece divampare nel mio petto un desiderio assurdo, irrealizzabile: quello di incontrare una persona con occhi come quelli. Mi misi a cercarla ogni giorno in quel luogo. Infine, un pomeriggio…, mi credetti burattino di un sogno..; ma no,è la verità; le ho parlato giá molte volte come parlo ora a te…; un pomeriggio trovai seduta al mio posto, vestita con degli abiti che giungevano fino alle acque e che gallegiavano sopra la sua superficie, una donna bella oltre ogni immaginazione. I suoi capelli erano come oro; le sue ciglia brillavano come raggi di luce e tra le ciglia volteggiavano inquete le pupille che avevo visto..sì, perché gli occhi di quella donna erano gli occhi che avevo fissi nella mente,degli occhi…
– Verdi! – esclamò Iñigo […]
Fernando lo guardò a sua volta […] e gli chiese, in un insieme di ansia e allegria:
-La conosci?
-Oh, no! – disse il montero-  Che il Signore mi eviti di conoscerla ! I miei genitori, però, […] mi dissero mille volte che lo spirito, folletto, demonio o donna che abita nelle sue acque ha gli occhi di quel colore. Vi prego, per ciò che più amate al mondo, di non tornare alla fonte de los álamos. Un giorno o l’altro vi raggiungerá la sua vendetta ed espierete, morendo, il delitto di aver inquinato le sue onde.
– Per ciò che più amo! -mormorò il giovane con un sorriso triste.
– Sì- proseguì l’anziano – per i vostri genitori, per i vostri antenati, per le lacrime di colei che il Cielo indica come vostra sposa,per quelle di un servitore, che vi ha visto nascere.-
Lo sai tu che cosa amo di più al mondo? Lo sai io per cosa darei l’amore di mio padre, i baci di colei che mi diede la vita e tutto l’affetto che possono possedere tutte le donne della terra? Per uno sguardo, per un singolo sguardo di quegli occhi..! E come potrei io smettere di cercarli!

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Note:
* Moncayo: È il nome del monte dove si svolge la leggenda
** Montero: cacciatore, è Iñigo, servo di Fernando che racchiude in sé la saggezza popolare
*** fonte del Los Álamos: nome della fonte misteriosa che si trova nel Moncayo
**** lago: la fonte de Los álamos
***** Relámpago: nome del cavallo di Fernando

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The advent of life

” On and on and on and on he strode,far out over the sands,singing wildly to the sea,crying to greet the advent of life that had cried to him. […] Her eyes had called him and his soul had leaped at the call. To live, to err, to fall, to triumph,to recreate life out of life! A wild angel had appeared to him, the angel of mortal youth and beauty,an envoy from the fair courts of life,to throw open before him in an instant of ecstasy the gates of all the ways of error and glory. On and on and on and on.”

(J.Joyce,A Portrait of the Artist a Young Man,Chapter IV)

“Avanti e avanti e avanti e avanti a lunghi passi, lontano dalle sabbie,cantando selvaggiamente verso il mare,gridando per salutare l’avvento della vita che aveva urlato verso di lui. […] I suoi occhi lo avevano chiamato e la sua anima era balzata al richiamo. Vivere,sbagliare, cadere,trionfare,ricreare la vita dalla vita! Un angelo selvaggio gli era apparso,l’angelo della gioventù e della bellezza mortale, un messaggero dalle belle dimore della vita,per spalancare davanti a lui in un momento d’estasi i portali di tutte le possibilità di errore e di gloria. Avanti e avanti e avanti e avanti.”

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Ma perchè creare un personaggio tutto trine e merletti?
Sperimento varie strade al fine di  creare un personaggio piccolo,ordinario, che alla mattina non salta fuori dalle coperte,ma che striscia sotto,trascinandosi con le unghie lungo il pavimento e che l’unica cosa in comune con un leone siano i capelli,irti come fil di ferro.
Qualche volta vi saranno delle sbavature,degli accenni pallidi,ma la strada è ancora lunga e tutta da percorrere.
E come si snoda!

SeleneQueen

Digressione