Pensieri sparsi

Il fascino del macabro

Perchè certi elementi che nella vita di tutti i giorni vengono considerati poco o nulla o sono fonte di angoscia sono destinati a rivestire un ruolo di estrema importanza all’interno della letteratura?
Le risposte a questa domanda possono essere molteplici e coprire un’ampia fascia di ragionamento e di pensiero. Continuando a riflettere su tale argomento, mi sono fornita alcune spiegazioni, ho elaborato qualche teoria personale. Personalmente, trovo nel tetro e nel macabro “letterario” un vena affascinante. Se dosate opportunamente le zone d’ombra riescono a dare, proprio come nella tela dipinta, una sfumatura al quadro d’insieme decisamente più invitante e coinvolgente. Si potrebbe dire, un qualcosa che ci fa “drizzare le orecchie”. I fatti narrati iniziano a non essere più disposti in maniera lineare o smettono di seguire e descrivere avvenimenti che appartengono a scenari quotidiani e, dunque, ben noti, costringendoci così a prestare più attenzione a ciò che accade e, soprattutto, ci inducono a pensare su ciò che potrebbe (come no) verificarsi successivamente. Ci fa chiedere dove si vuole arrivare, cosa c’è da ancora svelare. Ed eccolo lì, aperto, davanti a noi: il ventaglio delle opzioni. Oltre alla suspense, necessaria nel proseguimento della trama, il macabro, la parte più oscura e tenebrosa dell’esistenza, nella quale si fatica ad addentrarsi, ha lo scopo di evidenziare, per effetto contrario, quella più luminosa. Nella descrizione della paura, del terrore, riesce ad affiorare il coraggio, in quella della morte, si affaccia la vita. Nulla  può essere compresa appieno se non si conosce il suo opposto o se non si ha nemmeno l’idea (o la percezione) di esso. Impossibile descrivere un colore, un sapore, senza punti di riferimento. Se si ha l’idea del bianco ecco che affiora il nero, il gusto acre del limone, per essere valutato, va associato allo zucchero. Ogni situazione di debolezza, di criticità viene sviluppata in base al “nervo”, alla tempra, del personaggio che si trova ad affrontarla. Il carattere del protagonista diventa allora dominante ed ha un picco nella situazione complessa dove l’emotività e l’istinto tentano di prevalere. Restare lucidi diventa una lotta contro l’ambiente e contro se stessi. La pulsione della vita è espressa mediante la sofferenza, il costringimento, l’oppressione, il dolore fisico, ma soprattutto attraverso il sangue, elemento vitale per eccellenza dato che al suo scorrere il corpo si mantiene ossigenato, nutrito,stabile e, appunto, vitale, mentre quando il suo flusso si interrompe o se viene versato all’esterno dell’organismo porta a squilibrio ed alla morte, antitesi della pulsione propria della vita. La vista si appanna, il mondo si offusca, i gesti rallentano: così il tempo della narrazione si adegua. Tutto diventa lento, confuso, sbiadito e si allontana,vortica fino a perdersi, distruggersi ed autoricrearsi spontaneamente. Dalla sofferenza,dalla privazione e dalle esperienze negative sbocciano però le gioie più grandi ed anche il pentimento. Le esperienze negative portano a scelte migliori, a ponderare le situazioni soppesandole con una conoscenza più approfondita,saggezza e maturità. Le amarezze della vita ci vengono rese tollerabili dalla promessa della gioia.. sebbene non sia una regola matematica. Ma la vita è varia e si concentra in ogni forma e molecola,senza seguire schemi e numeri,ma pulsioni costanti. Il fascino dell’oscuro, del macabro, o ciò che potrebbe essere definito, nella concezione romantica del termine, “sublime”, e della suspense rimane vivo e cattura dunque in una ragnatela dalla quale è impossibile sciogliersi,se ben tessuta.

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