Burnt, Storie, Storie a puntate

Burnt: capitolo 4 – Thomas J. Lloyd

Drake si guardò intorno. Era seduto su una seggiola in una poltroncina rossa di velluto, disposta nella sala d’attesa con altre quattro. Di fronte a lui vi era un tavolino sul quale erano appoggiate delle riviste che riguardavano,in particolar modo, concerti e cantanti vari. Alla sua destra vi era un’ampia finestra che avrebbe mostrato un cielo grigio e scuro, se non fosse stata prontamente coperta con delle spesse tende color crema. La stanza era quindi illuminata dalla grandi lampade appese sul soffitto che mandavano una luce tremula e vaga.
Guardò l’orologio. Era passata più di mezz’ora da quando la segretaria di Thomas Lloyd,una signorina che non poteva avere più di una ventina d’anni,l’aveva fatto accomodare in quella stanzetta.
“Il signor Lloyd è impegnato al momento,ha una cliente importante. Sarà libero di parlargli non appena avrà terminato” aveva detto lei,recitando la sua bella formuletta ed indicandogli la sedia. Gli ricordava le voci dei lavoratori al call-center, tanto perfezionate dalla noia e dalla frustrazione da sembrare registrate.
Finalmente la porta dello studio si aprì ed una donna piuttosto alta, sulla quarantina, ne uscì. Drake non potè fare a meno di notarne il singolare abbigliamento: un tailleur color beige, scarpe nere tacco dodici o più ed una grandissima pelliccia sottobraccio. Aveva un’aria piuttosto soddisfatta,un grande sorriso dipindo sulle labbra infuocate dal rossetto. La guardò scettico e si alzò della poltrona,per avvicinarsi alla porta. Bussò gentilmente e gli venne detto di entrare.
Thomas Lloyd era seduto alla scrivania e stava appuntando qualcosa sulla sua filofax. Era un uomo di circa trent’anni i capelli castani erano tagliati corti,ma iniziavano, nonostante la giovane età, a sbiadire alla radice. Portava un paio di occhiali rettangolari, non particolarmente spessi ed indossava un completo nero. Drake notò che era mancino.
“Signor Lloyd?”
“Sì?” disse lui,staccandosi momentaneamente dalla filofax.
“Sono il detective Drake Freeman, della omicidi.”
L’uomo posò la penna e si tolse gli occhiali, osservandolo.
“Qualcosa non va?”
Il tono con cui pose la domanda era pacato,ma iniziava a dare segnali di tensione ai margini. Debole,sfumata,presente.
“Temo di sì. Conosce una certa signorina Iris Crane?”
L’uomo quasi saltò dalla sedia quando Drake pronunciò il nome della giovane.
“Iris? Le è successo qualcosa? è forse nei guai?” chiese,con una punta d’ansia nella voce,ora palpabile.
“è stata ritrovata priva di vita due giorni fa,nel suo appartamento.”
Lloyd si lasciò scivolare lentamente sulla poltrona, posando la schiena sullo schienale e sbarrando gli occhi,osservando il bordo della scrivania. Drake lo guardò per alcuni istanti. Era sconvolto. La sua reazione assomigliava a quella del fratello,durante l’interrogatorio. Dopo un paio di minuti, l’uomo sembrò aver racimolato la forza per parlare e per reagire. Si passò frettolosamente una mano trai capelli per cercare di ricomporsi.
“Signor Lloyd,farebbe meglio a seguirmi in centrale,per un interrogatorio.”
“Come prego?”
“Mi ha sentito. Sul corpo della vittima è stato ritrovato un suo capello.”
“Non capisco..”
“Penso che lei capisca,invece.” disse Drake alzandosi e tirando fuori le manette.
L’uomo andò verso di lui e lo guardò dritto in faccia.
“La seguirò,detective,di mia spontanea volontà.” disse e si avviò verso la porta.

Tre quarti d’ora più tardi,Lloyd era seduto nella sala interrogatori.
“Dov’è Rebecca?”chiese Drake a Luis, che gli si era fatto incontro,ansante.
“Sta arrivando..penso che dovrai fare a meno di lei per questo interrogatorio,però. Il capo vuole parlarle. Non sono qui per questo. Dalla perquisizione nell’appartamento di Lloyd sono emersi alcuni elementi interessanti” fece una pausa per riprendere fiato “abbiamo trovato una camicia ed una giacca insanguinati. Indovina di chi è il sangue?”
“Iris Crane?”
Luis annuì vigorosamente e gli passò alcune fotografie. “Esatto.”
“Questo lo colloca sulla scena del delitto.”
“Direi di sì. Il coltello,però,non è ancora stato ritrovato. Nella cucina è stato rinvenuto un mazzo di fiori ed un biglietto che riporta la data dell’omicidio di Iris. Abbiamo anche ottenuto un mandato per controllare il contenuto del suo cellulare.”
“Ottimo lavoro. Ora vado a sentire cos’ha da dirci il nostro carissimo produttore..” e,così dicendo,entrò nella stanza.
Si sedette di fronte all’uomo che lo guardava con uno sguardo piuttosto vago.
“Signor Lloyd,apprezzo che non abbia voluto far uso del suo avvocato,almeno per ora. Prima che dica qualcosa,la devo avvertire che,sotto mandato,abbiamo perquisito la sua abitazione ed abbiamo ritrovato questa giacca” disse,mostrandogli la fotografia che ritraeva una giacca bianca con delle macchia nerastre sul davanti. “Da un esame più accurato, ne è emerso che questo sangue appartiene alla vittima,Iris Crane. La sua posizione è piuttosto grave,penso che lei lo sappia.”
“Non sono stato io.”
“Come ci è finito quel sangue sulla sua giacca?”
“Non mi crederebbe.”
“Mi metta alla prova. Per ora,credo che lei sia colpevole di omicidio,quindi sarebbe suo interesse almeno tentare di farmi cambiare opinione,non trova? Allora,come conosceva la vittima?”
L’uomo sospirò. Tremava leggermente ed aveva gli occhi arrossati. Quando parlò,la sua voce risultò malferma ed incerta.
“Io ed Iris ci siamo conosciuti una sera,al night club “Stella d’Oriente” circa un anno fa. Ero lì per rilassarmi,lei lavorava come cantante. Mi colpì per il suo talento ed iniziammo a frequentarci regolarmente.”
“Avevate una relazione?”
“Sì,se così si può dire. Le cose erano complicate.”
“Si spieghi meglio.”
“Suo fratello faceva di tutto per costringere Iris a smetterla di vedermi. Iris mi aveva spiegato che è un uomo disturbato. Negli ultimi tempi, era diventato ancora più morboso ed assillante. Iris non ce la faceva più. Era come vivere in una prigione. Si trasferì da me per un paio di settimane circa tre mesi fa,ma lui la trovò e la costrinse a tornare a casa sotto minacce.”
“La minacciò fisicamente?”
“No,fece di peggio.”
“Cosa fece?”
“La sottoponeva ad una tortura psicologica continua. Minacciava di smettere di prendere i suoi stupidi farmaci e di suicidarsi o fare di peggio. La faceva sentire in colpa come un cane. Alla fine,smettemmo di vederci.”
“Lei non ha retto il rifiuto,signor Lloyd? è per questo che l’ha uccisa?”
“No! è assurdo pensare una cosa del genere! Non avrei mai potuto ucciderla..io..io l’amavo. Me ne sono reso conto troppo tardi,purtroppo.”
“Cos’è successo esattamente?”
“Lei non capirà mai,tanto.”
Drake lo guardò di traverso.
“Apra bene le orecchie,non mi ripeterò due volte: lei afferma di amare Iris e di essere innocente, se questo corrisponde alla verità lei ha il dovere di dirmi tutto quello che è successo quel giorno,dalla A alla Z, e tutti gli elementi che possono rivelarsi utili al proseguimento delle indagini. Non è più una sua scelta. Ha il suo sangue sulla giacca e sulle mani,è una macchia indelebile,Thomas. Non la cancellerà così facilmente,non basta l’acqua,serve altro sangue,altra sofferenza da parte sua. Se amava Iris, se davvero vuole fare qualcosa,ci dica la verità.”
L’uomo stette in silenzio per una decina di minuti,poi,preso un grosso respiro,ricominciò.
“Iris mi contattò un paio di settimane dopo aver lasciato il mio appartamento. Mi disse che era incinta e che il bambino era mio.” sospirò “Lei era contenta,ma io ne fui terrorizzato. Le dissi che non ne volevo assolutamente sapere e che non poteva essere vero.Pensavo solo che avrebbe compromesso la mia carriera. Il mio unico pensiero era il mio tornaconto,la mia reputazione. Se solo ci ripenso! Lei riusciva a vedere in quella situazione anche un modo per sfuggire dalla tutela di William e vivere felice con me,ma io non riuscivo a capirlo. Non ci parlammo per due mesi. Lei ricominciò a lavorare al club. Tre giorni fa ho iniziato a riflettere e l’ho chiamata. Le ho detto che ero stato un idiota, che l’amavo. Anche lei mi amava. Ci demmo appuntamento a casa sua,calcolammo i tempi per accertarsi che William sarebbe stato fuori casa. Io.. andai per chiederle di sposarmi,ma quando arrivai lei..lei era..”
“Morta?”
Thomas annuì piano.
“Era tutta sporca di sangue e respirava appena. Stavo per chiamare il 911,ma il suo cuore non ha fatto in tempo. Non sapevo cosa fare. Ero nel panico,ma non potevo lasciarla lì così..trafitta a quel modo,gli occhi sbarrati.” gli occhi di Thomas erano arrossati,umidi di lacrime.
“Quindi l’ha spostata sul letto,le ha chiuso gli occhi e l’ha coperta.”
“Sembrava stesse dormendo.”
“Lei ha agito da perfetto idiota incosciente.”
“Sarò anche un idiota incosciente,non lo nego,ma non sono un assassino.”
“Questo è ancora da chiarire. Per ora,nessuna prova smentisce la sua deposizione,ma non porta nessun elemento a suo favore. La tratterremo con l’accusa di omissione di soccorso ed inquinamento della scena del crimine.Le farò sapere in seguito.”disse Drake,mentre Carl lo ammanettava e lo scortava fuori dalla stanza.
Drake si massaggiò le tempie e si recò in caffetteria. Prese un’aspirina e la guardò sciogliersi piano nel bicchiere d’acqua,frizzando e schiumando leggermente. La mandò giù in un sorso.
“Finirai a pancia all’aria” disse Rebecca alle sue spalle,mentre si versava una tazza di caffè.
Indossava un maglione di lana bianco e celeste che le cadeva morbido sui fianchi, un paio di jeans e degli stivali neri al ginocchio,i lunghi capelli castano chiari erano raccolti in una treccia che le ricadeva sulle spalle.
“Dove sei stata?”
“Il tuo capo, il signor Ryan,voleva parlarmi in privato.. gli piacerebbe iniziare una collaborazione fissa tra il mio studio e la centrale.”
“Tu hai rifiutato,non è vero?”
“Non ancora..per ora ho deciso di fare un periodo di prova. Com’è andata con Lloyd?”
“A parte il fatto che ha inquinato le prove senza saperlo,non malissimo. Non credo che sia lui l’assassino. Dovrò riparlare con William,però.”
“Ah,sì? A che proposito?”
“A sentire Lloyd, esercitava una pressione psicologica non indifferente sulla sorella. Non gli andava a genio che ella fosse indipendente.”
“Riconfermi la teoria della fuga da casa?”
“Solo se Crane sapeva che la sorella aspettava un bambino da Lloyd. Di certo non era più preoccupato che lei se ne andasse,perchè quando lei aveva avvisato Thomas della gravidanza, lui aveva smesso di vederla. Si erano sentiti di nuovo tre giorni fa,quando il nostro damerino era tornato sui suoi passi.”
Rebecca non aggiunse altro,limitandosi a sorseggiare il caffè che aveva nella tazza. Lo osservò per qualche istante e poi disse “Forse faresti meglio ad andare a casa a riposare.”
“Ho un aspetto così brutto,oggi?”
“Parecchio. Ora devo andare.”
“Dove vai?”
“Da Celia.”
“Vuoi un passaggio?”
“Uhm..perchè no. Mi farebbe comodo. Promettimi,però,che andrai dritto a dormire dopo. Sei a pezzi.”
“Come già detto,se tu ti decidessi a dirmi cos’hai deciso..”
“Ancora sono in bilico. Dipende tutto da te,Drake.” disse lei,afferrando la giacca dall’appendiabiti.
Drake la seguì verso l’uscita.

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2 thoughts on “Burnt: capitolo 4 – Thomas J. Lloyd

  1. C’è un presunto colpevole ma non pare essere lui l’assassino.
    Tutte le carte sono coperte e non si comprende chi sarà mai l’asassino di Iris.
    Tutto credibile quello che hai scritto.
    Anche a me piacciono i dettagli, anche quelli minori. Danno un sapore vero alla storia.

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