Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 6- Puntini sulle ‘i’

“Kate..mi hai spaventato,tesoro” disse Jack,riprendendo fiato.
Kate non si mosse. I capelli le cadevano sul viso come una fiume di lava. Le braccia erano abbandonate lungo ai fianchi,gli occhi ambrati sembravano emettere scintille dall’intensità del suo sguardo. La pelle,sotto la luce della luna, sembrava marmorea.
“Cosa facevi lassù?” disse con un tono di voce che assomigliava ad un rantolo.
Jack esitò. Continuava a guardarla,incredulo. “Io.. avevo sentito uno squittio. Sospetto che ci sia un topo,di sopra.”
“Un singolo topo. Hai portato la scala fino al secondo piano per un ratto.” disse Kate.
Jack annuì per confermare le sue parole. La moglie si guardò intorno e,senza aggiungere altro,si voltò e tornò in camera.
Un brivido corse lungo la schiena di Jack che rimase immobile ancora qualche minuto. Poi scese piano le scale ed entrò in macchina,lnon poteva aspettare domani. Qualunque cosa vi fosse in quella casa,aveva molto più effetto su Kate che su di lui. Sentì l’innaturale bisogno di allontanarsi da quella dimora e da Kate. Tirò fuori il cellulare e compose il numero di Masden.
Ci furono tre squilli,poi l’uomo,con un grugnito rispose
“Victor Masden. Con chi parlo?”
“Victor? Sono Jack.”
“Jack Headstone?”
“Sì. Ho bisogno di parlarti.Credo sia importante”
“Ti raggiungo.”
“No.” disse lui,frettolosamente “Mia moglie..poi ti spiego. Dimmi dove posso venire.”
“Ti do l’indirizzo.” disse Victor ed iniziò a dettarglielo,mentre Jack lo riportava su un foglietto.
“Perfetto. Sarò lì in pochi minuti. A presto.”

Quando arrivò a casa di Victor,aveva appena iniziato a cadere una pioggerellina leggera che,complici l’oscurità e le luci baluginanti dei lampioni, sfocava le forme dei palazzi intorno a lui. Forse fu per questo motivo che ci mise più tempo a trovare il palazzo,o forse era perchè aveva ancora la mente su Kate. Per completare quella visione spettrale le mancava solo l’apparizione tramite la parete,come in quei film horror che trasmettevano la Domenica sera.
Mentre scendeva dalla macchina tentò di pensare ad altro,ma più provava a scacciare l’immagine della moglie,più quella gli tornava indietro,con insistenza.
Suonò al citofono alla voce Masner.
“Sali pure” rispose la voce dell’uomo,storpiata dal microfono “terzo piano. 17”
Jack prese l’ascensore. Quando arrivò al terzo piano,Victor lo aspettava sulla soglia.
Entrarono e si sedettero in salotto.
“Allora,Jack..posso darti del tu,no?”
“Certo”
“Cos’è successo?”
“Beh..prima devo chiederti una cosa io. Sicuro di non aver dimenticato di dirmi qualcosa di rilevante?”
“Uhm..tipo cosa?”
“Tipo tuo figlio,Victor. Ho trovato un vecchio diario di tua moglie in soffitta e delle fotografie.”
Victor non rispose. Si alzò ed andò verso il mobiletto,dall’altra parte della stanza. Ne tirò fuori una vecchia fotografia sbiadita che ritraeva lui e Jade in casa. La donna teneva in braccio il piccolo che non guardava verso la macchina fotografica,ma verso la sua mamma.
“Si chiamava Brian” disse infine l’uomo,risedendosi sulla poltrona,di fronte a Jack,che,sebbene sapesse già quel dato,non lo interruppe “era..era la cosa più bella che ci fosse mai capitata. Non pensavo che fosse rilevante parlartene,a dir la verità. Forse avevo troppa paura di ricordare. Morì  che aveva appena un anno. Fu un tragico incidente.. Io ero al lavoro quel giorno. Si sa come sono i bambini,tendono a mettere in bocca di tutto..Brian ingoiò una moneta,Jade non se ne accorse in tempo e soffocò. Almeno,questo è ciò che mi fu raccontato dalla signora Goodpot,che stava facendo visita a Jade quella mattina. Mia moglie continuava ad insistere che era solo colpa sua. Voleva che l’arrestassi,addirittura. Feci fare l’autopsia al corpicino di mio figlio e scoprì che la signora Goodpot aveva ragione sulla moneta. Era stato un incidente,senza premeditazione o intenzione di fare del male. Credo..credo che Jade non ci sia mai passata sopra. Era una donna fragile,la sua infanzia non era stata delle migliori. Peggiorò sempre di più,giorno dopo giorno. Dovetti pagare la signora Goodpot perchè rimanesse con lei la mattina,mentre io ero al lavoro. Per questo,quando non rispose alle mie chiamate i giorni in cui ero via,non mi allarmai più di tanto. Era fatta così..aveva le giornate in cui cadeva in profonde crisi per un nonnulla che potevano o sfociare in maniera violenta o in silenzi terrificanti.”
Il pensiero di Jack passò alla moglie ed alla scenata del giorno prima. Cercò di concentrarsi sulla defunta moglie di Victor e di accantonare,per un istante,la propria.
“Quindi..aveva dei disturbi mentali?”
“Lo psicologo che la visitò disse che erano lievi,ma se chiede a Gallaway o a qualunque altro abitante,gliela dipingeranno come un psicopatica,glielo garantisco. La verità era che era solo molto provata. Non era matta e non era neanche pericolosa. Avevamo un cane,Whiskey. Dopo la morte di mio figlio,quando circolavano voci orribili su mia moglie,lo trovai appeso ad un albero in cortile con una pallottola in testa. Le dico,francamente,che chi fece ciò al mio cane era pazzo di sicuro. La gente fa cose crudeli e stupide  quando ha paura,questa è la verità.”
“Ti credo Victor. Mi spiace farti rivivere tutto questo.”
“Se serve a qualcosa,ne vale la pena. Nulla si ottiene per nulla,Jack”
“Giusto. Ancora una domanda: Jade odiava qualcuno?”
“Non che io sappia. Poteva anche essersi creata qualcuno da odiare. Molto spesso, esagerava le cose. Un alito di vento,poteva diventare un uragano.”
“Capisco.. Nel suo diario ho trovato la parola vendetta scritta due volte. Ecco,ti faccio vedere” disse,estraendo il libretto dalla tasca “Il cambio di grafia,può essere stato causato dalla perdita del bambino. Un forte shock,questo è sicuro. Guarda il resto.”
Victor si mise a leggere le ultime frasi,dove troneggiava la parola VENDETTA. Rilesse le stesse righe più e più volte,incredulo.
Poi,ridiede il libricino a Jack.
“Pensavo non scrivesse più. Sapevo che teneva un diario,ma non me l’aveva mai fatto leggere..”
Jack stette in silenzio. Riconobbe lo shock dietro agli occhi azzurri di Victor. Aveva appena scoperto un lato della moglie che ignorava,che non aveva mai visto. Jack si sentì un groppo in gola. Si chiese perché stava lì,a demolire il dolce ricordo di un uomo che ancora piangeva la moglie,invece di essere a letto con Kate a dormire.
“Evidentemente,c’era qualcosa che non mi diceva. Jack.. io..non essere arrabbiato con te stesso. Voglio solo la verità..per quanto possa far male. Sono passati tredici anni. Fino ad oggi ho tenuto mia moglie su una mensola,la osservavo e la contemplavo,ma senza interessarmene veramente. Sento che, con il tuo aiuto,la verità verrà fuori.”
Jack lo guardò. Sembrava quasi che avesse letto fra i suoi pensieri.
“Avete fatto l’autopsia quando Jade fu ritrovata?”
Victor scosse la testa “Non mi fu concesso.”
“Non è un diritto?”
“In teoria. Non ero né dell’umore né nelle condizioni per far valere i miei diritti,all’epoca. Pensavo solo a trovarla e quando rinvenimmo il corpo,trovai finalmente un po’ di sollievo. Era una verità facile. Caduta e tragicamente persa. Faceva male,davvero male,ma.. Santo cielo,non vado fiero di questo. Forse volevo solo lasciarla andare,in quel momento. Ma adesso.. Scrive che non sapevo qualcosa. Se solo le avessi dato retta..”
“Non darti colpe,il tempo non torna indietro. Forse siamo ancora in tempo a rimediare. Vieni da me stanotte.”
“A proposito della casa..cos’è successo quando mi hai chiamato?”
“Ti sembrerà stupido,ma..ero spaventato da Kate. Magari mi sono autosuggestionato leggendo il diario di Jade..quando sono sceso dalla soffitta lei era là ad attendermi. Sembrava un cadavere sotto la luce della luna. Il cervello può fare brutti scherzi,a volte.”
Victor annuì mentre prendeva il cappotto.
Si vestirono ed uscirono di nuovo in quella fredda notte di inizio estate. Ora pioveva a dirotto e le strade erano piene di rigagnoli d’acqua. Corsero verso la macchina e salirono per dirigersi di nuovo verso la villetta.

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3 thoughts on “Haunted: capitolo 6- Puntini sulle ‘i’

  1. Il clima è quello giusto. Si dice e si sussurra qualcosa, svelando poco per volta qualche tassello.
    Senza dubbio c’è una bella dose di suspense in quello che scrivi.

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