Haunted, Storie a puntate

Haunted: capitolo 3 – Contatto

A mano a mano che le mattine passavano,Jack diventava sempre più silenzioso e cheto. Quand’era in casa,si comportava come un’ombra e vegliava Kate con occhi grandi e vigili. Quella sera,la polizia era stata davvero chiamata,ma non da Gallaway,bensì da un passante,terrorizzato da quell’urlo nel cuore della notte. Gli ci era voluta un’ora interminabile per spiegare ai poliziotti che sua moglie aveva soltanto avuto un episodio di sonnambulismo e che,in preda ad un incubo,aveva gridato.
Dopo la sera dello “sventurato attacco di sonnambulismo” (così era come Jack l’aveva schedato nella memoria) non si erano ripetuti episodi simili,tuttavia sentiva una sorta di elettricità che invadeva ogni cosa,che fremeva all’interno di quella casa: era sotto il pavimento,tra le mattonelle,nell’intonaco e nella vernice.
Non era qualcosa di quantificabile o di dimostrabile,ma si percepiva.
Kate,dal canto suo,non sembrava accorgersi di nulla. Era come se vivesse in una bolla,isolata da tutto e lontana mille miglia da Jack che per lei stava diventando sempre più stano,quasi paranoico. A volte le faceva paura,altre semplicemente la divertiva,con quell’aria da tetro investigatore dell’occulto.
L’unica paura di Kate era Gallaway. Non capiva perché ne fosse così spaventata,ma non poteva trattenersi. L’unica cosa che la faceva sentire al sicuro era Jack che aveva deciso di lavorare a casa sostenendo che “un ufficio si può amministrare anche da un computer”.
Mentre suo marito sembrava distaccarsi dalla casa,pur rimanendoci quasi 24 ore su 24,lei riusciva ad integrarvisi perfettamente come se,invece che poche settimane, avesse vissuto lì da sempre. Quel posto le dava una sensazione di benessere che mai aveva provato fino ad allora..solo quell’inquietante vicino riusciva a gettarvi una nuvola nera.
Una sera squillò il telefono. Fu Jack a rispondere.
“Pronto? Pronto?”
“Parlo con il signor Headstone?”
“Sì,è esatto. Chi è lei?”
“Mi chiamo Paul. Sono un agente di polizia.”
“Senta..Paul,ho già spiegato ai suoi colleghi cos’è successo alcuni giorni fa e..”
“Non é come pensa” la voce dell’uomo era affettata,come se avesse una fretta indiavolata.
“Cosa diavolo sta dicendo?”
Kate,seduta sul letto in vestaglia, lo guardava con occhi spalancati,senza capire con chi ce l’avesse. Jack gli fece un rapido segno con la mano per segnalarle che andava tutto bene,di non preoccuparsi. Il suo volto diceva tutt’altro.
“Ci sono tante cose..” disse lo sconosciuto “..tante cose che lei e sua moglie non sapete..”
“Cosa accidenti..?”
“Senta,ora non mi crederebbe di certo. Mi richiami quando sarà pronto a reagire. Mi trova alla centrale.” e riattaccò.
Jack posò il ricevitore,confuso e tornò a sdraiarsi.
“Chi era al telefono?” chiese Kate
“Nessuno di importante. Un tizio della stazione di polizia”
“Cosa voleva?”
“Sapere come stavi. Gli ho detto che andava tutto bene,ma poi è caduta la linea”
Kate lo guardò poco convinta per alcuni minuti,poi si rassegnò.
“Buonanotte,Jack. Ti amo.”
“Anche io ti amo” disse,spegnendo la luce.

“Forza,Kate. Devi mandare giù qualcosa.”
“Non voglio niente.”
Jack spinse bruscamente il piatto da una parte.
Era da due giorni che doveva combattere con Kate per farla mangiare.
Il fatto che mangiasse veramente poco non sarebbe stato un grande problema,probabilmente Jack non se ne sarebbe neanche accorto se due giorni prima,Kate non fosse svenuta,cadendo giù dalle scale. Non aveva voluto essere portata all’ospedale,ma Jack aveva comunque chiamato un dottore che aveva attribuito la causa del mancamento ad un calo di zuccheri ed aveva anche diagnosticato un principio di anoressia.
Kate non aveva mai sofferto di anoressia,neanche da ragazza. Era sempre riuscita a mantenersi in forma,senza mai cedere a nessuna di quelle strane malattie più mentali che fisiche. Jack era allibito.
“Kate,che diavolo ti sta succedendo? Non mangi,non dormi..”
“Cosa ne sai tu se dormo o no?”
“Sono tuo marito,Kate! Tuo marito! Dormiamo nello stesso letto,dannazione! Pensi che non ti senta rigirarti tutta la notte o alzarti? Le prime notti pensavo che fossi solo turbata per via del lavoro o qualche altra cosa che,speravo,prima o poi ti saresti sentita in grado di condividere con me. Ma ora non so più cosa pensare.”
“Tanto non capiresti.”
“Mi potrei sforzare. Potremmo risolvere i nostri problemi e..”
“MA NON CAPISCI?” il tono di voce di Kate era quasi isterico. Aveva le lacrime agli occhi,solcati da profonde occhiaie. “I MIEI PROBLEMI NON POSSONO ESSERE RISOLTI!”
Jack la guardò incredulo. Kate non aveva mai alzato la voce con nessuno,nemmeno quando ne avrebbe avuto motivo. Che cosa le stava succedendo? Da quando si erano trasferiti lì,qualcosa non andava in lei.
“Kate,ora ascoltami,ascoltami bene. Hai bisogno di dormire. Ti farà bene. Dopodiché,mangerai un boccone,devi mettere di nuovo su peso. Se hai voglia di parlare..”
Kate scoppiò a piangere senza preavviso. Jack rimase un attimo stordito nel vedere il suo bel viso nascosto tra le mani,i capelli che le ricadevano pesanti sulle spalle minute. Si alzò e la prese tra le braccia,cullandola come se fosse una bambina. Non ci capiva più niente.
“J-Jack?” disse Kate,la voce ovattata a causa del viso premuto contro il suo petto.
“Sì?”
“Mi dispiace di aver urlato prima..io non volevo.”
“Non importa..”
“Sì che importa. è stata stupido ed inutile. Io lo so che lo fai perché mi vuoi bene e che non vuoi vedermi così.. sono un disastro. Un totale disastro.”
“No..no,sono sicuro che stai esagerando,amore mio.”
“Quei sogni..Tutte le notti sogno di fuggire,Jack. E corro e corro,ma lui mi insegue sempre. E alla fine..”
“Cosa succede alla fine,Kate.”
“Alla fine lui mi prende. E tutto diventa buio e freddo e..stretto. Sono triste ed arrabbiata. Tu non mi cerchi. Nessuno mi cerca.” Scoppiò di nuovo in singhiozzi sconnessi.
Quando si fu addormentata,Jack prese in mano il telefono e compose il numero della centrale. Forse era il momento di chiamare quel fantomatico Paul, che pareva saperne di più. Ormai,si sentiva pronto a sentirsi dire qualunque cosa.

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2 thoughts on “Haunted: capitolo 3 – Contatto

  1. Un incubo senza fine per Kate, attanagliata dal dubbio. Secondo me è l’aria della casa a renderla “strana” vedremo nel proseguo cosa succederà.

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