Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol #7

Le giornate di Roger trascorrevano in maniera piuttosto lenta nella stagione invernale, mentre la neve candida,fiocco dopo fiocco si depositava al suolo,mutando l’aspetto degli alberi e delle case, case dai quali camini si vedeva una scia di fumo grigio uscire dei camini e dirigersi verso il cielo coperto di nuvole chiare e lievi.
Ogni giorno,finiva di lavorare spossato,stanco,con il freddo nelle ossa,lasciava l’auto all’inizio della strada e si dirigeva a piedi verso casa,incrociando bambini impegnati in gare di palle di neve o a sfrecciare a tutta velocità dai pendii a bordo dei loro fedelissimi slittini,costruiti dai padri in una Domenica tiepida di Settembre o in un Sabato piovoso di Ottobre,che tanto di prestano ai piccoli lavori manuali,privi dell’afa estiva.
Quelle scene,così pittoresche,gli mettevano una strana sensazione di malinconia,un peso nel petto che non era difficile da sopportare,sebbene fosse estraneo e scomodo,un qualcosa in più.
Si voltava a guardare la sua di casa,dalla quale non si alzava nessun fumo e dove,dietro la porta, non vi era nessun bambino sano o con un principio d’influenza a saltargli al collo, per stampargli un sonoro bacio, pieno di affetto e germi, sulla guancia e a mostrargli quante cose si era divertito a fare quel giorno con i suoi amici e a dirgli di com’era contento che la scuola fosse rimasta chiusa per la neve.
Si scrollò la neve dalle spalle e così anche quel pensiero. Non era colpa di nessuno,dopotutto.
Girò le chiavi nella toppa e Delia,con un balzo,gli fu subito addosso,la coda che andava all’impazzata a destra e a sinistra,per leccargli tutta la faccia. Ecco cos’aveva lui! Una magnifica cagnolina.. dopotutto,chi sapeva resistere all’amore incondizionato dei cani?
“Susan? Susan,tesoro,sono tornato!” disse forte,dalla tromba delle scale,perchè sua moglie,che di solito rimaneva al piano di sopra,potesse sentirlo. Non gli arrivò risposta.
“Starà dormendo”,pensò,”Sarà meglio accendere il fuoco”
Dopo che il ebbe riscaldato la casa,Roger salì le scale ed andò al piano superiore per svegliare Susan per la cena.
Giunto davanti alla porta della loro camera da letto,si arrestò bruscamente,la mano sollevata per bussare sospesa a mezz’aria.
Dalla stanza provenivano delle voci,come se qualcuno stesse litigando a bassa voce,sibilando.
Riconobbe subito quella della moglie,ma per l’altra gli ci vollero alcuni minuti. Possibile che fosse così impegnata in quella conversazione da non essersi accorta del suo rientro?
“Adesso basta” diceva Susan “conosci la mia opinione. Questa è casa mia,non ho alcuna intenzione di andarmene!”
“E rimanere con qualcuno che nemmeno sa come proteggerti? Guarda come ti sei ridotta!!”n rispose l’altro,furioso.
“Io lo amo,John e se non riesci a ficcartelo in quella tua testaccia dura non è affar mio,chiaro?” ribatté lei duramente.
Allora ecco chi era quello strano visitatore! Roger traboccava di rabbia: sin dal giorno dell’incidente che aveva reso cieca sua moglie, suo cognato si era eclissato,odiandolo dal profondo ed aveva cercato,invano,di persuadere sua sorella a piantarlo in asso.
Davanti a lui,lei aveva sempre risposto in maniera molto pacata finché Roger non ne aveva potuto più di vederla mentre cercava di contenersi ed aveva fatto notare a John quanto per lei la situazione fosse già abbastanza difficile e di quanto ella fosse messa a dura prova in quel periodo,senza dover anche accollarsi il dispiacere di litigare con lui. John era scoppiato come una bomba ad orologeria riversandogli addosso con parole acide la colpa di tutto quel disastro e dicendogli come avesse rovinato per sempre la vita di sua sorella,un tempo piena di belle speranze, ora smunta,pallida e distrutta dal dolore. Susan aveva cercato di calmarli come meglio poteva,mentre Delia abbaiava,quasi a volercisi mettere in mezzo anche lei.
Sue aveva le lacrime agli occhi e,tutto ad un tratto, si era alzata e se n’era andata al piano di sopra,senza dire una parola.
Roger si era affacciato piano dalla scale e,sia lui che John, le avevano chiesto se stesse bene,se non volesse qualcosa,ma lei,con un’insolito impeto di rabbia,gli aveva risposto di no,che continuassero pure ad azzuffarsi come cani bizzosi.
A quel punto entrambi erano rimasti in silenzio e,senza aggiungere altro tranne un’occhiata feroce,John se n’era andato per non tornare o,almeno, per non farsi più vedere da Roger.
Il ricordo dell’ultima lite,salì al cervello di Roger come una scheggia al sentire sua moglie così alterata e,senza più pensare,spalancò la porta,rivelando la sua presenza.
“Roger?” chiese Sue,sorpresa.
“Sì,cara. Non sapevo che tuo fratello fosse venuto a trovarci. Pensavo stessi dormendo.”
“è stata una visita inaspettata infatti.” disse lei,con voce un po’ più calma.
“Ma totalmente inutile,a quanto pare.” disse John,alzandosi dal letto “Stavo andando via,comunque. Pensaci bene,sorellina.”
“Sono adulta, John. So quel che faccio,grazie per l’interessamento. E se queste stupide ragioni sono tutto ciò che ti spinge a venire a trovarmi..beh,puoi anche non prenderti il disturbo di farti tanta strada.”
Una risposta così tagliente suonava strana detta dalle labbra di Sue,sempre così gentile e rilassata,in particolar modo con il fratello,e Roger la guardò con sospetto,tenendo la porta della camera aperta perchè John uscisse.
“Ti accompagno all’uscita.” si offrì
“Lascia,faccio da solo” rispose l’uomo,burbero,calcandosi il cappello in testa “Buona giornata.” e,con quelle ultime parole, uscì.
Seguirono alcuni istanti di silenzio e Roger si sedette sul letto accanto a Susan.
“Ehm.. c’è qualcosa di cui vuoi parlare?” le chiese,timidamente.
“No..mio fratello è uno stupido,Roger,non ci badare. Solo perchè lui non ha avuto fortuna e non ha incontrato la persona adatta lui,pensa che..Oh,ma lasciamolo perdere! Com’è andata al lavoro?”
“Il solito. Non male,comunque. Come si sono comportati i bambini della signora Dermont?”
“Benissimo. Sai,quel Riley, è davvero bravo al piano.”
“Vuoi dire che sei uscita? Con questo freddo?”
“Sono solo pochi metri,tesoro. Aveva smesso di nevicare ed il bambino voleva farmi sentire quant’era bravo al pianoforte..non ci ho visto nulla di male. In fin dei conti,non si ci può mica aspettare che stia ogni singolo giorno chiusa in casa,no?”
“Non sto dicendo questo..è..è solo che..ecco,insomma,io..”
“Cosa c’è?”
“Pensavo che,beh..pensavo che la prima volta che tu fossi uscita di casa dopo quel che è successo sarebbe stata con me. Pensavo di esserci.”
Susan guardò dritto nella sua direzione e,se non fosse per un leggero velo sulle pupille,in quel momento,nessuno avrebbe mai potuto dire che quella donna non potesse vedere, tanto intenso e carico di dolcezza era il suo sguardo.
“Oh,Rog..non pensavo fosse così importante per te. Io..se l’avessi saputo,ti avrei aspettato..”
Roger sorrise e le accarezzò delicatamente la guancia
“Lascia stare,cara. Sono felice che tu ti senta più sicura.”
“Senti,perché domani non andiamo a fare una passeggiata fino in paese? Solo io e te. Così potremo fare gli acquisti natalizi.”
“Non vedo perchè no..sicura che te la senti?”
“Sicurissima. Con te al mio fianco,non ho paura di niente,ormai.”
Roger la baciò e la strinse a sè.
“Nemmeno io. Mi fa piacere sapere che,comunque vada, tu ci sia sempre.”
“Sempre e sempre” disse lei,ricambiando il suo abbraccio.

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