Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol #4

Susan salutò Roger dal vialetto,mentre si allontanava dirigendosi verso il paese, poi salì le scale per svegliare suo fratello.

“John. Svegliati.”
“Che? Co..? Cosa?”
“Sono le undici.”
“Oh,cavolo..ho dormito troppo” disse alzandosi.
“Vieni giù. La colazione è pronta.”
“Non credo di avere tempo per..”
“Ho fatto i croissants . Sono ancora caldi.”
“Forse lo trovo il tempo per un croissant” rispose sorridendo e leccandosi il labbro superiore.
Sua sorella era sempre stata abile ai fornelli..e a prenderlo per la gola.
“Questo pomeriggio io e Roger andiamo in città a trovare i suoi genitori,magari possiamo darti un passaggio.”  disse Susan, mettendogli davanti un vassoio con tre croissants tiepidi.
“No,grazie. Ho lasciato il BMW in paese. Devo prenderlo e portarlo in città prima che un’altra tormenta me lo impedisca.”
“D’accordo. Mi ha fatto piacere rivederci.”
“Anche a me sorellina. Pensavo che tuo marito mi avrebbe buttato nel caminetto o dato in pasto ai lupi,ma , fortunatamente, ha tollerato la mia presenza. Devo andare. Questo pomeriggio ho le prove e Lunedì ho la prima da presentare.”
“Sì,sì lo so che il pianoforte ti occupa sempre un sacco di tempo..vai e suona.”
“Vado,vado. Tu? Suoni ancora? Non ho visto il pianoforte di nonna in casa.”
“è nella baracca di legno là fuori. è decisamente troppo ingombrante da tenere in casa,lo sai. Ogni tanto suono, sì. Sono anni che, però, non mi ci dedico più appieno.”
“Avresti potuto restare con noi,Sue.”
“John,ti prego, non ricominciare. Sono più che soddisfatta della mia vita con Roger. Abbiamo tutto quello che possiamo desiderare.”
“Se ne sei convinta..chi sono io per giudicare? Ciao sorellina. Buon proseguimento.”
Roger rientrò a casa a mezzogiorno e Delia gli andò incontro scodinzolando con la lingua a penzoloni.
“Susan,sono a casa!”
“Ciao tesoro! La borsa la prendo io,grazie per la spesa.”
“Ho comprato anche qualcosa per il bricolage..voglio proprio finire di costruire quel dondolo là fuori.”
“Sarebbe fantastico se ci riuscissi. Con la bella stagione verrebbe una cosa meravigliosa.”
“Lo so. Purtroppo lo lascio sempre a metà. Ma questa volta lo finirò,vedrai..”
“Lo dici tutti gli anni.”
“Ti prometto che per il tuo compleanno sarà finito.”
“D’accordo. Ti prendo in parola. Guarda la poltrona.”
Roger andò in salotto e guardò la poltrona di fronte al caminetto.
Qualcosa contrastava nitidamente con la stoffa azzurrina. Qualcosa di rosso e bianco.
Si avvicinò di più e lo prese tra le mani.
“Un..maglione?”
“Ti piace?”
“è bellissimo cara!!” Roger finse di stupirsi.
Ogni anno,qualche settimana prima di Natale, Susan gli ricamava un maglione e lui lo indossava quando scartavano i regali davanti al caminetto.
Quella strana tradizione era iniziata due anni prima.
Era un brutto periodo per loro: il lavoro andava male, l’affitto era aumentato. Il teatro era sempre più esigente e Susan era a far prove su prove tutto il giorno senza posa. Lui era sommerso dai conti,dalle scadenze a dalla pressione del giornale per i suoi scritti.
In più, il medico non aveva dato buone notizie e gli aveva assolutamente sconsigliato di avere figli. Qualcosa di non conforme,anomalo. Roger non sapeva e,scioccamente, non aveva voluto saperne di più. Non potevano avere figli. Basta, era tutto ciò che ne sapeva e forse, col senno di poi, Roger capì che sarebbe stato meglio se nemmeno lei avesse ascoltato quella discussione.
Susan era caduta in una brutta depressione. Non l’aveva mai vista così. Aveva passato brutti momenti, specialmente il divorzio dei suoi,ma li aveva superati,aveva reagito. Sebbene anche lui fosse turbato e non sapesse prendere una posizione riguardo a questa faccenda, sua moglie aveva iniziato a fargli davvero paura.
Il viso privo di trucco, non che non le piacesse struccata,anzi adorava quelle simpatiche rughette d’espressione attorno agli angoli della bocca, ma gli occhi le erano diventati sempre più spenti. Le occhiaie sotto i bulbi oculari erano impressionanti. Non sorrideva più da mesi. Era diventata pallida come un cadavere e altrettanto silenziosa. Nulla la rendeva felice, nè il pianoforte, nè la cucina,nè uscire con le sue amiche del Club del Libro a cui lei teneva tanto. Parlare dell’argomento era improponibile. A tavola cenava da solo. Era diventata scheletrica, perdendo dieci chili in sei giorni.
Doveva fare qualcosa. Era lì che si era scosso. Doveva avere il fegato di riprendersi sua moglie.. Di continuare ad andare avanti. Non avere figli non era la fine del mondo..o almeno non doveva impedire a nessuno dei due di chiudersi a riccio a quel modo.Non avevano nemmeno pensato assieme ad una decisione simile,ancora. La vita doveva riprendere il suo corso. Doveva renderla di nuovo felice,allegra e dolce come era sempre stata. Aveva bisogno di averla al suo fianco. Fu lì,in quegli attimi che lo realizzò davvero,che capì quant’era fondamentale aiutarla per lei stessa e sì,anche per lui.
Alle volte, ripensando al loro passato,a quel momento così difficile per lui e buio per Susan, aveva pianto davvero. Per Natale non sapendo che regalo fare a sua moglie, Roger si era rivolto a Claire,la più cara amica che Susan avesse. Era stata lei a confidargli che Susan amava il fai-da-te. L’artigianato. Lei non gliel’aveva mai detto prima. Sapeva della sua passione per l’antiquariato,ma non l’avrebbe mai vista a fare decoupage.
Seppur riluttante l’aveva iscritta ad un corso di Maglia&Ricamo, solo per prova fino a Natale. La vigilia di Natale,sua moglie,la sua vera,adorabile, tenerissima ed affettuosa mogliettina, era tornata a casa con un pacchetto deforme,aveva cenato con lui,avevano riso, scherzato come se nulla fosse mai successo. Come se quelle settimane non fossero mai trascorse. Il giorno dopo, per la prima volta, a Roger venirono le lacrime agli occhi vedendo il regalo che Susan gli aveva fatto. Aprì il pacchetto (di sicuro l’aveva fatto lei, non era brava a fasciare le cose finiva sempre con incastrarsi le dita nei nastri mentre lui si spanciava dalle risate) e ne estrasse un morbido, caldo, bitorzoluto,sformato maglione color verde intenso. “Ti piace?” gli aveva chiesto con un sorriso che, Roger ci avrebbe scommesso l’anima, aveva messo più luce nella stanza. “La mia insegnante dice che il nostro primo lavoro dev’essere dato alla persona più importante che abbiamo al nostro fianco” Lui non riusciva a parlare: era il maglione più orrendo che avesse mai visto,ma  tuttavia era come se avesse un potere su di lui. In una parola: lo amava. Ed amava tutto il lavoro che vi era dietro quel maglione. Le sorrise e se lo infilò in tutta fretta “Se mi piace? Lo adoro!! è..è..è bellissimo tesoro!” “Lo so che è tutto sfilacciato e ti è troppo grande probabilmente,ma..” l’aveva baciata,impedendole di continuare. Quel momento era perfetto così com’era non c’era bisogno d’altro.
Proprio come ogni settimana prima di Natale. Fortunatamente, la tecnica di Sue era migliorata col tempo e ora i suoi maglioni erano quasi perfetti (eccetto per la taglia. Gli erano sempre un po’ larghi, ma li preferiva così)
“L’ho fatto a maglia per te. Tra poco è Natale”
“Grazie amore. Sai che faccio? Lo indosso subito.” disse mettendoselo addosso “Ecco qui.”
“Uhm..ti è grande nelle spalle..di nuovo.”                                                                  “Non importa cara, è il maglione più fantasticamente largo che io abbia mai indossato”
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