Storie a puntate, Sulla scia del Sol

Sulla scia del Sol #3

Riassunto della parte precedente: La cena tra Roger,Susan e John si svolge in modo tranquillo. A causa della tormenta John passa la notte a casa della sorella..

Quando Susan scese le scale vide che Roger si era addormentato sulla poltrona. Gli sfilò delicatamente il bicchiere dalla mano e gli diede un bacio sulla fronte.
uardò fuori dala finestra. Per il momento aveva smesso di nevicare,ma il cielo era ancora di uno strano color grigio biancastro. Segno che quella era solo una tregua temporanea..il cielo sembrava voler dire “Raccogliete i vostri feriti e ridisponete i vostri schieramenti..prima del prossimo attacco.”
Si cambiò e si mise il cappotto,pronta per uscire. Passeggiò per un paio di minuti,nella neve, per arrivare alla loro piccola baracchetta in fondo al vialetto. Lì teneva la cosa più preziosache avesse. Il suo pianoforte a coda. Era lucido, verniciato di nero. Quand’era bambina, sua nonna,la prendeva sulle ginocchia e le insegnava le note,le scale..da lì passò a frequentare lezioni di piano.
Poi la vita sconvolse ogni cosa. Gli affari per suo padre iniziarono ad andare male. Molto male. QUel periodo della sua infanzia era impresso nella sua memoria. Le urla. Le liti per il denaro dei suoi genitori. Aveva iniziato a lavorare a mezza giornata per una rivista. Era lì che aveva conosciuto Roger. Il Roger scrittore, l’uomo che amava sognare di vivere in una baita in montagna,di vivere assieme a lei a scrivere e racimolare quel che bstava a condurre una vita piena e felice. Solo loro due, al mondo non era concesso entrare in quell’angolo di serenità che erano riusciti a ritagliarsi con tanta fatica.
Susan ricordava quel sogno ed era certa che anche Roger lo ricordasse.
Purtroppo i sogni sono belli proprio perchè differiscono dalla realtà.
Nella realtà il lavoro di scrittore spesso non basta per pagare le bollette, per comprare da mangiare..per vivere serenamente. Così quell’angolo di paradiso era diventato qualcosa di sempre più remoto ed irraggiungibile. Roger aveva trovato un lavoro come taglialegna e lei come segretaria in paese. Il pianoforte era l’unica cosa che rimanesse a ricordarle il passato.
Si sedette ed iniziò  suonare.
Da anni ormai non sapeva esattamente cosa stesse suonando. Non aveva più nessuno spartito. Seguiva la memoria che la trascinava da Bach, a Mozart, a Beethoven, senza nessuna logica. Non importava.
Roger entrò silenzioso nella costruzione e l’abbracciò. La reazione improvvisa fu accompagnata da un LA “abusivo” premuto con forza eccessiva.
“Caro,credevo stessi dormendo.”
“Mi sono svegliato. Sono salito di sopra,ma non c’eri..ne ho dedotto che dovevi essere qui. Scusa se ti ho spaventata. Era Chopin,quello?”
“Sì,credo di sì. John?”
“Dorme. La montagna gli fa bene. Vado in paese per fare la spesa..non abbiamo più latte.”
“Va bene tesoro. Ti aspetto. Sarà meglio rientrare prima che mio fratello si svegli. Torna presto.”
“Sarò qui in un batter d’occhio.” rispose Roger facendole l’occhiolino.
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